Cultura

Intervista a Vittorio Iavazzo: il giovane artista che esplora l’interiorità umana

Scisciano, 15 Novembre – La convinta consapevolezza che lì, nell’animo e nel volto di ogni uomo, esiste l’oceano inesplorato e profondo del suo cuore più autentico che si apre oltre le Colonne d’Ercole delle debolezze e fragilità quotidiane. E’ questo in sintesi, il messaggio artistico, quasi profetico e intinto di delicata spiritualità di Vittorio Iavazzo, giovane artista sciscianese con un grande talento.

Illustratore freelence, pittore, scultore, classe 1991, Vittorio Iavazzo ha conseguito la laurea triennale in illustrazione e la specialistica in grafica d’arte, dedicando la propria ricerca artistica alla figura umana. Attraverso linguaggi scultorei e pittorici, miscelando carta, colla, gessi, stucchi, colori e cere racconta l’irreprimibile desiderio di entrare nei meandri più profondi dell’animo umano portando così alla luce opere impregnate di straordinaria bellezza.

 

Come è nata in te la passione per l’arte?

<< E’ una passione che mi accompagna da sempre. Fin da piccolo ho avvertito il desiderio di disegnare, anche le cose più semplici, più banali, quelle che ci scorrono tutti i giorni davanti agli occhi. Prendevo i compensati, gli scarti avanzati dai lavori di mio nonno, ottimo falegname, e ci disegnavo su con i gessetti o con i carboncini o con qualsiasi altro materiale pur di dare sfogo al mio impellente desiderio. Alberi, galline, cani erano i miei primi soggetti. Il percorso è poi andato avanti. Ho frequentato l’Istituto Tecnico, indirizzo di studio non proprio attinente alla mia vocazione. In seguito, finalmente, ho avuto il coraggio di intraprendere la mia vera strada, iscrivendomi all’Accademia di Belle Arti. Ho portato a termine prima la Triennale in Illustrazione e poi ho conseguito la Specialistica in Grafica d’Arte >>.

 

La tua ricerca artistica è indirizzata alla figura umana attraverso linguaggi scultorei e pittorici. E’ un modo il tuo per approfondire e scoprire l’animo umano?

<< Credo di si. Sono molto legato alla figura umana, in particolare mi intriga coglierne gli aspetti più nascosti, le interiorità dell’animo. Sento il bisogno di ricercare proprio l’animo umano, mi sforzo di realizzarlo attraverso la scultura, la pittura. Oltretutto amo sperimentare sempre nuovi materiali, nonostante sia legato tantissimo alla tradizione. Ho alle spalle una lunga esperienza di lavoro nelle botteghe di Nola, dove si lavora la carta pesta ed è in quei luoghi che ho imparato questa tecnica straordinaria. Il lungo percorso intrapreso, mi ha permesso poi di sperimentare un qualcosa di diverso che non fosse solo la realizzazione di Santi e Madonne, Gigli o Carri di Carnevale. La carta per me rappresenta il nostro vivere quotidiano, l’elemento centrale del consumismo dei nostri tempi. I giornali per esempio con cui realizzo la maggior parte delle mie opere, arrivano nelle mie mani dopo che sono passati dalle mani dei lettori e dunque “consumati”. Tutto ciò è lo specchio delle relazioni odierne: le persone si prendono poi dopo un po’ si lasciano, questa sfumatura dell’oggi si legge anche nell’utilizzo dei prodotti. le cose materiali che siamo prontissimi a comprare ma poi immediatamente a gettare via. Al medesimo amaro destino sono soggetti spesso i rapporti di amicizia, il mondo del lavoro che sembra diventato così instabile. C’è dunque un filo conduttore, un legame tra il materiale che uso e le rappresentazioni delle mie figure>>.

 

Cosa significa per te creare e come definisci l’arte oggi?

<< Oggi l’arte è piena di linguaggi. Viviamo nell’era dei social, della globalizzazione tecnologica che agevola il miscuglio delle culture. Il fatto che oggi posso sapere per esempio cosa sta succedendo in Inghilterra o in America, alla lunga innesca un meccanismo di uniformità. Questa dinamica ha investito anche il mondo dell’arte. Non c’è più dunque l’arte italiana, francese o tedesca. Credo che l’arte oggi sia diventata molto complessa, spesso infatti ci troviamo davanti a molta arte concettuale, estremamente difficile da leggere. Il mio scopo invece, è poter creare un’arte che sia leggibile da tutti, anche dai non addetti ai lavori. Non è ammissibile che una persona passando per esempio da una Galleria rimane disorientata da ciò che vede, innescando nel suo animo un senso di inadeguatezza e di disagio. Desidero invece che dalle mie opere esca un messaggio ben preciso: desidero che parlino e non siano soltanto belle visivamente >>.

Il 18 Novembre esporrai a San Marino una Mostra d’Arte dal titolo: “Guerrieri Contemporanei”. Di cosa si tratta? Come è nata questa importante opportunità?

<< I “Guerrieri Contemporanei” sono quegli uomini e quelle donne che oggi lottano per sopravvivere. Il mondo di oggi è diventato estremamente competitivo, è necessario sempre apparire belli…l’apparenza viene dunque prima di ogni altra cosa. In molte sculture ho utilizzato l’oro, una patina d’oro che sembra quasi distruggersi e la carta utilizzata rappresenta dunque le fragilità umane. Solo andando oltre le apparenza possiamo cogliere la veridicità dell’uomo. L’essere umano dovrebbe imparare a seguire la natura: non sappiamo più percepire, non sappiamo più sentire gli odori, a toccare…oggi per esempio abbiamo il touch sceen e di conseguenza abbiamo perso l’abitudine a tastare le cose. Il paradosso è che non conosciamo più le superfici. Il rapporto con la natura è inteso dunque come il rapporto con le cose che amiamo e che oggi purtroppo si è perso, proprio perché conta soprattutto apparire forti, efficienti e non è permesso mostrare le proprie debolezze. Il percorso per arrivare alla Mostra di San Marino si è concretizzato un poco alla volta. Dopo aver conseguito la laurea, un mio lavoro è stato scelto per la Galleria Moderni che ha organizzato la mostra “Outcast”. Grande è stato il successo, ho infatti venduto quasi tutte le opere esposte, dopodiché è stata organizzata una seconda mostra “Icarus”, sempre alla Galleria Moderni. In seguito sono stato selezionato alla biennale dell’Umbria, dove ho conquistato il secondo posto nella sezione scultura. Successivamente ho avuto un’importante opportunità a Roma dove ho partecipato ai lavori di ristrutturazione del “Balletto di Roma”, centro danza del 1960, una della accademie più prestigiose d’Italia, realizzando dieci grandi tele di cinque metri per due metri d’altezza. L’inaugurazione dovrebbe essere fissata per dicembre, credo che sia uno dei lavori più importanti da me realizzati. Infine, grazie anche alla cassa di risonanza dei social network, sono stato contattato dalla Galleria di San Marino con la quale ho già fatto delle mostre collettive, questa però è la prima personale >>.

 

Di cosa hanno bisogno i giovani artisti?

<< I giovani artisti hanno bisogno soprattutto di coraggio, di credere fermamente in se stessi. E’ una delle cose fondamentali che spesso racconto nelle mie opere. Ho creato infatti un’opera che si chiama “Simplicitas”, c’è la scultura delle mie mani le quali rappresentano appunto il sogno di un artista che vuole riprendere il rapporto con la sua natura: la capacità di creare…I giovani artisti devono dunque seguire la loro strada. Se infatti realmente si crede in quello che si vuole, alla fine si riesce, anche se poi il mondo dell’arte è molto ristretto ed è complicato entrarci>>.

 

Quali artisti hanno influenzato le tue opere?

<< Devo confessare che sono molto legato alla pittura impressionista ed espressionista. Quindi al periodo dell’Ottocento, metà Ottocento e inizi Novecento. Ma sono anche particolarmente affascinato dalla pittura dell’Ottocento napoletano. Mi riferisco a Gemito, ed in particolare ai  suoi bozzetti e i suoi studi che hanno la caratteristica di quel tratto non finito, di carboncino molto fresco, opere che non sono mai  lisce, levigate, non dettagliate completamente. Spesso le riprendo nelle mie opere>>.

Progetti per il futuro.

<< Mi auguro che l’anno nuovo sia addirittura migliore di quello precedente e che possa, attraverso le mie opere dare sempre più emozioni >>.

 

 

 



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