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La Giustizia e i reati fiscali.

Presidente Associazione Nazionale MagistratiLa verità nuda e cruda sul perché l’Italia è un Paese ancora pieno di corrotti, di evasori, di collusi con la mafia, la dice Piercamillo Davigo, ex pm di Mani pulite a Milano e giudice in Cassazione. “Si è fatto ciò che non si doveva fare. Centrodestra e centrosinistra hanno reso più difficile scoprire la corruzione e hanno reso più facile il trucco dei bilanci e la costituzione dei fondi neri”.
Davigo ha parlato martedì 17 a un convegno a Roma dell’Associazione nazionale magistrati. Allo stesso tavolo si sono ritrovati chi persegue la criminalità economica, come il procuratore aggiunto Francesco Greco e chi la mafia, come il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone (in pole position per guidare la procura di Roma) e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.
Tutti, a cominciare dal presidente dell’Anm, Luca Palamara e dal segretario, Giuseppe Cascini, chiedono l’introduzione di reati come l’autoriciclaggio, la corruzione privata, il traffico “di influenza”; tempi di prescrizione più lunghi per i reati economici, la riscrittura del ddl anti corruzione, ora un “testo inutile” che giace alla Camera. È questa la sfida, di fatto, che viene lanciata dal convegno dell’Anm al ministro della Giustizia, Paola Severino, assente per gli impegni in Parlamento.
Greco, capo del dipartimento reati finanziari di Milano ed ex pm di Mani pulite, mette in dubbio l’elenco di priorità del governo: “Chi contribuisce maggiormente alla crescita zero di questo Paese – è la domanda retorica che si pone – il tassista o l’evasore fiscale? C’è un aumento smisurato di reati economici, causa principale della crescita zero dell’Italia”.
Il magistrato denuncia che il 90 % dei reati fiscali va in prescrizione e come Davigo, dice che “non esistono mezzi seri per combattere la criminalità economica. La prescrizione scatta dopo 7 anni e mezzo. Se scopriamo dopo 5 anni una corruzione anche di 100 milioni di euro, non riusciamo a ottenere una sentenza definitiva perché in soli due anni e mezzo dobbiamo trovare le prove e andare a processo con 3 gradi di giudizio”.
Dalla denuncia alla proposta: “Da 20 anni gli organismi internazionali ci dicono cosa fare e non lo facciamo”. L’elenco è significativo di quanto è successo nell’era berlusconiana inframezzata da due governi di centrosinistra. “Ci chiedono – ricorda Greco – trasparenza contabile, invece abbiamo depenalizzato il falso in bilancio. Ci chiedono trasparenza dei flussi finanziari, invece non abbiamo introdotto il reato di autoriciclaggio. Ci chiedono tempi più lunghi per perseguire la corruzione e le frodi fiscali e invece abbiamo varato la ex Cirielli che ha dimezzato la prescrizione. Ci chiedono strutture di coordinamento e invece abbiamo decine di organismi, spesso litigiosi fra loro”.
Secondo Greco ci vorrebbe un Autorithy “veramente indipendente in materia di riciclaggio, evasione e frode fiscale”. Il procuratore aggiunto si schiera anche contro un accordo con la Svizzera (raggiunto da Germania e Gran Bretagna) per recuperare i capitali italiani trasferiti illecitamente: “Sarebbe una forma di condono. Bisogna adottare degli strumenti legislativi interni per recuperare quel denaro”. A proposito di nuovi poteri di indagine, Greco vorrebbe un controllo sulle agenzie internazionali di rating “che vivono in una sorta di free zone”.
Va giù pesante anche Grasso. Ricorda alcune cifre che messe una dietro l’altra, sono impressionanti. Evasione fiscale: 120 miliardi; fatturato dell’industria del riciclaggio: 150 miliardi, pari al 10 % del Pil annuo dell’Italia; corruzione: 60 miliardi. Il procuratore nazionale ha parlato anche del “partito degli evasori, nato perché la ricerca del consenso politico si è attuata attraverso agevolazioni e privilegi, scudi fiscali e condoni”.
Il procuratore Pignatone, d’accordo sulle proposte di riforma avanzate dai suoi colleghi, ricorda anche la storia fallimentare della legge degli anni ’90, che ha concesso alle banche il potere istruttorio per la concessione di finanziamenti europei alle imprese: “Spesso i contributi, per esempio in Calabria, finiscono alla ‘ndrangheta”.
Al convegno di avantieri c’è stata anche una tavola rotonda con il ministro Filippo Patroni Griffi e il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, che però non ha alcuna responsabilità nella vendita al ministro, a prezzo stracciato, della casa con vista Colosseo. Tra i componenti dell’Anm c’è chi era sicuro che Patroni Griffi non si sarebbe presentato e ufficiosamente ci dice che gli ospiti sono stati decisi prima che il Fatto rivelasse la storia del fortunato inquilino dell’Inps diventato ministro.

La crisi: a che servono i sacrifici che stiamo facendo?

Sono sicuro che sono in molto a porsi la domanda: a che servono i sacrifici che stiamo facendo? A sentire il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio stiamo tirando la cinghia per salvare il Paese. Ci si aspetterebbe allora di vedere qualche risultato. Ma, ci dicono, non si può pretendere di vedere i risultati subito. La realtà è che, mentre noi crediamo che i sacrifici servano a salvarci, servono soltanto a cambiarci o, per essere più chiari, a cambiare il mondo così come le generazioni cresciute o nate prima del 1989 lo hanno conosciuto.
C’è in atto una “lunga marcia” verso lo smantellamento di ogni forma di eguaglianza sociale e di intervento calmieratore dello Stato nell’economia. Una lunga marcia iniziata – più o meno – alla fine degli anni Settanta dello scorso secolo con Margaret Thatcher in Gran Bretagna e Ronald Reagan negli Stati Uniti.
Ma dietro la Thatcher e Reagan – politici brillanti ma non dotati di grande cultura economica – c’erano degli economisti, dei teorici del liberismo che possono essere considerati i veri costruttori della realtà che stiamo vivendo.
Benché gli economisti si sforzino di dimostrarlo, l’economia non è una scienza e, tantomeno, è una scienza esatta. Quando Nobel istituì il premio a lui intitolato, alla fine dell’Ottocento, non pensò che potesse esistere un premio per l’economia. Di fatto il Nobel per l’economia fu istituito soltanto a partire dal 1969. Esistono in economia delle “teorie”, ma poiché l’economia pur basando molta parte di se stessa su proposizioni basate e similari alla matematica, non è una scienza esatta ciò che produce sono teorie. Perciò dovremmo abituarci a vedere l’economia per quello che è: una ideologia. Meglio ancora: uno strumento ideologico. L’economista non è neutro, l’economista non è un tecnico. L’economista è un politico che ha una sua idea del mondo e che, invece di agire e argomentare come un politico, espone le sue idee sotto forma di “teorie”. L’economista sembra più affidabile del politico perché il castello delle sue affermazioni viene presentato con il vocabolario della scienza. Sia l’economista che il politico hanno una precisa idea di come il mondo dovrebbe essere e, in base alla propria idea, operano. La crisi delle ideologie politiche ha lasciato – negli ultimi quaranta anni – sempre più spazio alle ideologie economiche. I cittadini però, quando non gradiscono più una visione politica, nei regimi democratici possono votare e cambiare politici. Gli economisti non vengono votati e la loro ideologia, quando si afferma, permea l’intero sistema. Se vi è sembrato che negli ultimi anni i discorsi e le ricette della Sinistra assomiglino sempre più a quelle della Destra (e viceversa) non vi siete sbagliati. In politica i concetti di Destra e Sinistra sono diventati sempe più evanascenti perché a Destra come a Sinistra si è sposata una sola delle teorie economiche: la teoria liberista.
Il secondo dopoguerra, quando il mondo occidentale era da ricostruire, fu segnato dal prevalere di una teoria economica: il keynesismo, teorizzato da John Maynard Keynes. Se volete metterla in termini brutali il keynesismo ha disegnato le nostre società. L’intervento dello Stato sull’economia, il welfare state, sono invenzioni che derivano dalle teorie keynesiane. Il “Piano Marshall” di aiuti ai Paesi distrutti dalla guerra, lo “stato sociale” inglese derivano dalle idee economiche di Keynes negli Stati Uniti e di Beveridge in Gran Bretagna.
Dalla fine degli anni Settanta l’ideologia economica keynesiana è stata sottoposta ad una erosione costante da parte di un’altra teoria, quella liberista. I liberisti hanno rappresentato una teoria di opposizione al keynesismo. Una teoria che era stata considerata (a torto o a ragione) poco valida a seguito della grande crisi del 1929 e che è sopravvissuta per diversi decenni come una teoria di minoranza. L’affermazione di una teoria economica passa inevitabilmente attraverso il suo coinvolgimento con la politica. Gli economisti diventano i consiglieri dei politici, le loro teorie (viste come soluzioni pratiche dai politici) diventano pian piano verità. Ed è ciò che è accaduto in questi anni: il liberismo è diventato l’unico pensiero economico legittimato.
Non stupitevi quindi se a Destra come a Sinistra sentite parlare di liberalizzazioni e privatizzazioni. Non stupitevi se – ogni giorno – vi viene servito lo stesso piatto con gli stessi ingredienti. Il liberismo è diventato l’unico vero dogma, l’unica vera ideologia, l’unica vera religione. La trasformazione di una teoria economica in ideologia dogmatica produce delle conseguenze. La prima è che la politica perde il suo senso e la sua credibilità. La seconda è che – per difendere i propri dogmi – la società viene profondamente stravolta.
Torniamo all’interrogativo iniziale: servono i sacrifici che stiamo facendo? La mia risposta (mi scuserà il presidente Napolitano) è NO, non servono a nulla. Perché la ricetta liberista è diventata un dogma. Gli economisti liberisti si sono insediati ovunque in quelle posizioni chiave del governo del mondo occidentale. Dalle Università ai posti di comando dei governi, al Fondo Monetario Internazionale, alla BCE hanno lentamente colonizzato i centri di decisione. Colonizzato e imposto il loro dogma. Le politiche che l’Europa sta adottando mirano a salvare non l’economia ma una idea di economia. Le ricette che hanno fatto fallire la Grecia faranno fallire l’Ungheria e poi via via faranno collassare l’intero sistema.
Monti da epigono del liberismo ha adottato delle manovre che si basano sui dogmi liberisti. Il problema è che oggi non bastano i tagli ma servono piani di spesa pubblica diretti a sostenere l’occupazione. Occorrerebbero investimenti, finanziati in disavanzo con nuova moneta. Bisognerebbe distinguere tra debito “buono” contratto per fare investimenti di crescita e debito “cattivo” contratto per spesa pubblica improduttiva. Occorrerebbe cioé dar vita a misure espansive. Per far questo però lo Stato dovrebbe tornare ad essere protagonista non salvando le banche ma creando occupazione e nuovi investimenti. Si tratterebbe cioé di usare gli strumenti di Keynes. La lobby degli economisti liberisti non può accettarlo. Il pareggio di bilancio è un mito liberista tra i più pericolosi. Inserire il pareggio di bilancio nelle Costituzioni degli stati europei è una follia liberista. Perché il pareggio di bilancio è solo un dogma. Se non c’è pareggio perché lo Stato diventa motore dell’economia e la rilancia questo non è un peccato mortale. A fronte di una economia che funziona il debito contratto rientra.
Oggi siamo ostaggi degli economisti liberisti che, per difendere il loro dogmatismo, impediscono il superamento della crisi, svuotano la politica del suo ruolo, distruggono il lavoro come valore, rimangono indifferenti all’impoverimento di molti e all’intollerabile arricchimento di pochi. I liberisti hanno sostituito al principio di uguaglianza sociale il vuoto e inutile termine di “equità”. In realtà non c’è nulla di equo nel liberismo: Il futuro delle nostre società si avvia ad essere sempre più quello di aggregazioni di persone più o meno fortunate. Ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Parole feticcio come “meritocrazia” e “libertà di impresa” servono soltanto a nascondere un mondo selvaggio, privato delle sicurezze di base, senza un orizzonte di futuro per le persone che sono viste soltanto come rotelline dell’ingranaggio economico.
Se non si romperà questo meccanismo, se non si uscirà dal sequestro della vita delle persone operato dagli economisti liberali, scivoleremo ogni giorno di più in un mondo di diseguaglianze profonde. Quando ci indignamo contro le caste proviamo a riflettere sull’unica casta che non è sul banco degli imputati: quella degli economisti liberisti. Perché questa è l’unica, vera, casta che si è appropriata del futuro di tutti noi.

Auguri dalla redazione di Scisciano Notizie

Auguri dalla redazione di Scisciano Notizie

Auguri di Buone Feste a Tutti.

Eccoci arrivati al giro di boa del nuovo anno. È tempo di festeggiare il 2012, ma è anche tempo di stilare i bilanci degli ultimi dodici mesi. Il 2011 è stato costellato di eventi per la nostra città. È stato un anno di crisi in ogni senso: crisi nel mondo del lavoro, ma anche crisi di valori in una società in continua trasformazione. Ma è tempo di guardare avanti, al domani che è già oggi. È tempo di tornare a sperare, a pensare con più ottimismo al vicino futuro. A tutti i navigatori del nostro sito che abbiamo accompagnato in questi dodici mesi, a tutti i sciscianesi, va dunque il nostro auspicio più sincero perché il 2012 possa portare loro ciò che più desiderano.

Grazie a tutti, grazie a chi ci contesta, grazie a chi ci legge (nell’anno corrente sono stati appena 870.000 , da Scisciano 913 indirizzi ip), grazie a chi ci supporta, grazie a tutti. Festeggeremo anche noi con i nostri cari, come supponiamo farete anche voi. Idealmente è bello immaginare che in questa nostra stupenda città componiamo tutti una grande famiglia, con serenità. Auguri di Buone Feste a TUTTI.

 

Natale, un giorno
Perché
dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo e un grande recinto.
Perché
la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.
Perché
il colore della pelle non e indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.
Perché
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.
A Natale - un giorno - gli uomini andranno d'accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l'enorme albero fino alla punta.

Allora tutti si diranno "Buon Natale!" a Natale, un giorno.

[Hirokazu Ogura]

La politica degli anziani

Come testimoniano secoli di storia, la politica è sempre tesa a preservare l’ordine pur utilizzando talvolta misure drastiche. Tuttavia quella odierna sembra aver smarrito la propria funzione, lasciando così il Paese nel caos totale. A questo punto è lecito domandarsi se sia politica quella di cui sentiamo parlare oggi. Non è necessario ricorrere a statistiche per sapere ciò che il popolo italiano pensa a riguardo. Settentrionali e meridionali, italiani e non, sono più uniti che mai nel sostenere che la politica italiana non tutela i cittadini venendo così meno a quello che è il suo dovere principale. E se gli adulti non credono nel sistema politico come possono farlo i giovani? Infatti è evidente che da parte dei giovani d’oggi vi sia un forte disinteresse nei confronti della gestione del Paese. Tale condizione è conseguenza del fatto che col passare del tempo la res publica non solo ha subito una forte restrizione che l’ha portata ad assumere le sembianze di res privata, ma sembra inoltre aver subito un’ involuzione anziché mettersi al passo con i tempi. Basta solo notare che l’età media dei  politici è di 50 anni e più.

Quale interesse dovrebbero mai provare i giovani e, peggio ancora, in che modo potrebbero far valere le proprie idee innovative all’interno di un quasi inarrivabile collegio di conservatori? A mio parere ciò che traspare dal consesso dei politici è una forte avidità e gelosia per il ruolo che ricoprono; gelosia che nasce dal fatto che oggi rivestire una carica politica più che rappresentare la dedizione di un uomo verso il proprio Stato, è sinonimo di tasche strapiene di denaro e di potere personale. Benchè diviso in molti frangenti, il popolo italiano non si è mai rivelato frammentato nell’ offrire se stesso, nel dimostrare amore e senso di appartenenza nei confronti propria terra. Nonostante le forti delusioni alle aspettative degli italiani, se ci guardassimo intorno chi di noi non sarebbe sicuro di trovare persone, soprattutto giovani, pronti ad armarsi di buona volontà, disposti al sacrificio pur di sostenere e migliorare il nostro Bel Paese? In realtà è proprio nei giovani che le risorse e la voglia di fare è tanta, basta solo trovare il modo giusto per far sì che possano esprimersi. Dunque il consiglio che io, da giovane, darei allo Stato è quello di mettere da parte egoismi e tornaconto personale e lasciare che i giovani imparino a prendersi cura del proprio Paese, affinchè sia l’Italia e non un’ altra la terra delle generazioni future. 

Amministrazioni bocciate"

Con Decreto Dirigenziale n. 1108 del 23/12/2010 sono stati approvati gli esiti delle valutazioni effettuate dalla Commissione, di cui all’Avviso Pubblico "Realizzazione campetti playground con beneficiari soggetti pubblici" adottato con Decreto Dirigenziale n. 1456 del 20/11/2009 Fondi FERS 2007/2013 (Fondi Europeo di Sviluppo Regionale) 

L’Obiettivo Operativo si prefigge lo scopo di realizzare strutture per la diffusione dello sport, attraverso i Piani di Zona Sociale di cui alla L. 328/2000, al fine di favorire l’accessibilità e la qualità dei servizi educativi e di incentivare il loro uso per promuovere le occasioni di aggregazione sul territorio.


Ci sembra una buona iniziativa.
Sono risultati ammessi a finanziamento n. 92 progetti di cui: per la provincia di Avellino n. 19 progetti; per la provincia di Benevento n. 9; per la provincia di Caserta n. 19; per la provincia di Napoli n. 9; per la provincia diSalerno n. 36

Ci chiediamo, perché nella Provincia di Napoli solo 9 campetti!!
C’e’ una fame di spazi sportivi per i ragazzi collegata a un’altissima densità abitativa. Perché solo 9 progetti?

Quanti Comuni della provincia di Napoli hanno presentato il progetto? 

Eppure per l’obbiettivo Operativo vi era una disponibilità: euro 7.500.000,00.

Totale progetti approvati per un importo pari: euro 2.683.197,79

5 milioni di euro per campetti playgraoud non impiegati, come mai?

Dall’analisi effettuata riscontriamo  sul decreto dirigenziale n. 1108 del 23.12.2010 e D.G.R. n. 832 , il perché dei non ammessi, ecco la risposta:

Non Ammesso a Contributo Fondi  FERS

22 NA 71 Marigliano: manca dicitura sul plico.

20 NA 68 Brusciano: manca documentazione.

25 NA 74 Acerra: documentazione non completa.

29 NA 85 Pomigliano D'Arco: documentazione non completa.

18 NA 65 Somma Vesuviana: documentazione non rispondente ai criteri del bando.

27 NA 83 Camposano: documentazione non completa.
28 NA 84 Pollena Trocchia: Fuori Termine.
Il Comune di Scisciano, progetto  non presentato.

Area Generale di coordinamento – 17 Istruzione, Musei, Politiche Giovanili, Lavoro, Formazione Professionale, Orientamento Professionale Settore Politiche Giovanili e del Forum Regionale Della Gioventù. D.G.R. n. 832 del 30/04/2009 - D.D. n. 161 del 22/12/09 SCADENZA DEL 30/06/2010.

FORUM DEI GIOVANI DI SCISCIANO - Progetto: THE GAZIN EYE

Non Ammesso a Contributo Finanziario Regionale

Progetto reciproco Italia – Polonia – Romania – Armenia.

Tema: Dialogo Interculturale e cittadinanza attiva Europea.

Aspetto formale, Irregolarità:

1) Mancanza Allegato B;

2) Assente copia del progetto in formato elettronico;

3) Parte I – Scheda 3 (manca la firma);

4) Schede di adesione dei partner non originali.

Sono solo alcuni risultati dell’analisi effettuata. Non ci si venga a dire che se volevano potevano risolvere, magari rivolgendosi all’amico di turno.

Il Responsabile del procedimento amministrativo è il dipendente, appartenente alla pubblica amministrazione della Repubblica Italiana, a cui è affidata la gestione del procedimento amministrativo.

L'introduzione della figura del responsabile del procedimento ha rivoluzionato il rapporto tra cittadino e P.A., rompendo quella sorta di catena perversa che vedeva il cittadino di fronte ad un soggetto indistinto (la P.A.), che si frazionava e si frantumava in una serie di interlocutori sempre diversi e nessuno dei quali assumeva la responsabilità di parlare a nome della pubblica amministrazione.

Le principali funzioni del responsabile del procedimento amministrativo sono:

- valutare l'esistenza delle condizioni di ammissibilità, dei requisiti di legittimazione e dei presupposti del procedimento amministrativo;

- compiere tutti gli atti istruttori necessariamente previsti per il provvedimento, come ad esempio eventuali accertamenti tecnici o richieste di documenti;

- firmare il provvedimento finale o, qualora per l'adozione del provvedimento finale è prevista a carico di un organo amministrativo, il responsabile deve trasmettere a tale organo gli atti del procedimento.

Assistiamo allo spreco di danaro pubblico in modo così disimpacciato e scellerato, senza che mai i responsabili diano conto alla collettività del proprio operato?

Lo sperpero di danaro si è ufficialmente formalizzato con la bocciatura, da parte del Nucleo Tecnico di Valutazione della Direzione Regionale Campania.

I responsabili dei procedimenti devono prendere atto, del conseguente disastroso risultato conseguito. Orbene, crediamo sia un obbligo amministrativo e di moralità, che a questo punto le Amministrazioni Comunali ed i responsabili dei procedimenti, diano conto delle spese ad oggi sostenute per un così evidente risultato fallimentare.

Una gravità inaudita che una pubblica amministrazione si faccia respingere un progetto per il non rispetto dei Termini e modalità di presentazione delle proposte/progetti oppure dei Criteri di ammissibilità.
Corre l’obbligo di invocare l’incompetenza del Responsabile del Procedimento. Per quale motivo? Siamo sempre sul lato oscuro della luna!

 

Messaggio Augurale dalla Redazione

Carissimi amici del Portale SCISCIANONOTIZIE.IT, da molti mesi insieme con immenso piacere giungano a Voi Tutti i nostri più sentiti Auguri di Buon Natale. Abbiamo preferito per tutti noi una riflessione da una poesia di Martha Medeiros: "Lentamente muore", affinché  ci  induca alla ricerca della felicità, non inseguendo sogni impossibili o mete irraggiungibili,  ma vivendo pienamente la nostra quotidianità, con la soddisfazione dell'essere e non dell'avere ad ogni costo!
Il 2010 per molti è stato un anno difficile, un anno  particolarmente triste, un anno dove la crisi delle Istituzioni si è accentuata, un anno dove la politica ha smesso di fare politica, un anno che lascerà certamente un segno tangibile nei nostri ricordi. Siamo consapevoli che ci saranno sempre difficoltà da affrontare, miserie morali e materiali da abbattere, inettitudini da sconfiggere, e potremmo continuare all'infinito; ma il messaggio che vogliamo offrirvi è rivolto all'Uomo, a ciò che noi siamo, come sentiamo la vita, come possiamo superare noi stessi, perchè è solo attraverso le nostre più intime risorse che possiamo raggiungere i nostri traguardi e non smettere mai di sognare.

 

"Lentamente Muore" di Martha Medeiros 

 

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,

chi non rischia e cambia il colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione

chi preferisce il nero su  bianco

e i puntini sulle “i”

piuttosto che un insieme di emozioni

proprio quelle

che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno

di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore

davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore

chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza

per l’incertezza per inseguire un sogno

chi non si permette

almeno una volta nella vita

di sfuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia

chi non legge

chi non ascolta musica

chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente

chi distrugge l’amor proprio

chi non si lascia aiutare

chi passa i giorni a lamentarsi

della propria sfortuna o

della pioggia incessante.

Lentamente muore

chi abbandona un progetto

prima di iniziarlo,

chi non fa domande

sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde

quando gli chiedono

qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

 ricordando sempre che essere vivo

richiede uno sforzo

di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

“Soltanto l’ardente desiderio porterà

al raggiungimento

di una splendida felicità”. 

Il 2011, una sforbiciata di tagli.

Con nota del 25 maggio 2010 il Ministero dell’Interno – Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali – Direzione Generale dei Servizi Elettorali – ha rappresentato che l’articolo 1 del D.L. 26 marzo 2010 nr. 42, ha esteso ai consigli provinciali la riduzione del venti per cento già prevista per i consigli comunali dall’articolo 2, comma 184, della legge 23 dicembre 2009, n. 191.

Tale riduzione si applicherà a partire dalle elezioni del 2011.

E’ ovvio che le tabelle delle circoscrizioni dei collegi provinciali saranno tutte rideterminate.

Con i suddetti criteri è stato previsto che i collegi devono avere una popolazione prossima a quella del collegio medio, determinata dividendo il numero degli abitanti della provincia, come risultante dal censimento della popolazione residente, per il numero complessivo dei Collegi.

Il Ministro padano Calderoli che fece inserire nella Finanziaria per il 2010 sei commi per Comuni, Province e Comunità Montane: oltre ai tagli dei trasferimenti dal fondo ordinario per il finanziamento dei bilanci degli enti, i commi prevedono una drastica diminuzione di consiglieri ed assessori comunali a partire dal 01.01.2011.

Nel caso del Comune di Scisciano la composizione del consiglio comunale alle prossime elezioni comunali è la seguente:

12 consiglieri (maggioranza + opposizione) e la riduzione a 3 assessorati per comuni con popolazione  > 3.000 ≤ 30.000.

In realtà potrebbe anche accadere che i tagli subiscano un nuovo rinvio: in primavera, con il rinnovo delle prime amministrazioni potenzialmente interessate alla novità, è stata approvata una modifica che limitava le riduzioni solo agli assessori comunali, salvaguardando il numero di consiglieri e la situazione nelle Province.

- soppressione della figura del direttore generale;

- soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali, facendo salvi i rapporti di lavoro a tempo indeterminato esistenti, con assunzione delle funzioni già esercitate dai consorzi soppressi e delle relative risorse e con successione ai medesimi consorzi in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto

Le disposizioni di cui ai commi 184, 185 e 186 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, si applicano a decorrere dal 2011 ai singoli enti per i quali ha luogo il rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo.

Per l'anno 2011, e' determinata una riduzione dei trasferimenti a ciascun comune con popolazione superiore a 5.000 abitanti, per un ammontare pari all'11,722 per cento, rispetto all'importo assunto a base di riferimento per la riduzione, il quale e' costituito dal totale generale dei trasferimenti attribuiti in spettanza alla data del 16 novembre 2010, con l'esclusione dell'incremento della compartecipazione Irpef prevista dall'art. 1, comma 191 della legge n. 296 del 2006, nonche' delle anticipazioni di somme effettuate ai  comuni dell'Abruzzo per gli eventi sismici del 6 aprile 2009 sulla base del decreto ministeriale in data 9 luglio 2010, oltre che con l'inclusione degli importi decurtati ai comuni interessati per recupero di anticipo di trasferimenti erariali e di quelli detratti per restituzione di somme alla Cassa depositi e prestiti in applicazione delle disposizioni per l'emergenza rifiuti in Campania ex art. 3, comma 3, del decreto legge n. 245 del 2005, convertito dalla legge n. 21 del 2006, di cui in premessa. Per il Comune di Scisciano la riduzione dei trasferimenti ammonta a circa euro 120000,00 (centoventimila euro).

DECRETO 9 dicembre 2010 
Riduzione dei trasferimenti erariali per l'anno 2011 a province e comuni superiori a 5000 abitanti, ex articolo 14, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78.

Viene abolita la figura del difensore civico, ad eccezione di quello delle Province. Le funzioni dei difensori civici comunali potranno essere attribuite ai difensori civici provinciali e si chiameranno “difensori civici territoriali”. Sono salvi, fino alla "scadenza del proprio incarico", i difensori civici già eletti. STRETTA SU STIPENDI CONSIGLIERI REGIONI: L'importo "degli emolumenti e delle utilità, ivi comprese l'indennità di funzione, l'indennità di carica, l'indennità di fine mandato, la diaria, il rimborso spese, l'assegno vitalizio a qualunque titolo percepiti dai consiglieri regionali in virtù del loro mandato, non possono eccedere complessivamente, in alcun caso, l'indennità che spetta ai membri del Parlamento". 

La nostra redazione

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