Strage di Scisciano, la Direzione distrettuale antimafia: riaprire il caso
QUINDICI - Riaprire le indagini sulla strage di Scisciano, il triplice omicidio avvenuto il ventuno novembre del 1991 in Contrada Spartimento a Scisciano, quella in cui furono uccisi l’ex sindaco di Quindici Eugenio Graziano, suo cugino Vincenzo (fratello del collaboratore di giustizia Felice ndr) e Gaetano Santaniello.
Questa la richiesta avanzata, sulla base delle nuove dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Antonio Scibelli e Felice Graziano, da parte del pm della Dda di Napoli Francesco Soviero. Il magistrato antimafia che coordina le indagini sulla faida del Vallo ha chiesto al Gip del Tribunale di Napoli Anella Polito di revocare la sentenza di proscioglimento nei confronti di Biagio Cava, accusato di aver partecipato al raid, quella emessa dal Gup del Tribunale di Napoli il tre aprile del duemila.
Riapertura delle indagini su una delle parentesi più cruente del trentennale scontro tra le famiglie quindicese. Un colpo durissimo al clan Graziano. Quello per cui, sulla scorta delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, nel dicembre del 1999 Biagio Cava era stato raggiunto da una misura cautelare, invocata dall’Antimafia nei suoi confronti e contro il boss della Nuova Famiglia Mario Fabbrocino. Troppo generiche le dichiarazioni dei collaboratori. Con questa valutazione, qualche mese dopo, intervenne una sentenza di non luogo a procedere nei confronti del presunto capoclan della famiglia quindicese, recentemente condannato a trent’anni di reclusione quale capo promotore del clan e per il tentato omicidio di Amato Scafuro, avvenuto il 27 giugno del 1991.
Alle dichiarazioni dei collaboratori storici, Alfieri e Galasso, si sono aggiunte tra il 2008 e il 2010 quelle di Felice Graziano, ma in particolare anche quelle di Antonio Scibelli, cugino del boss Cava, dal maggio 2009 collaboratore di giustizia. Agli atti della nuova richiesta di riapertura delle indagini, su cui il Gip Polito si è riservato, ci sono proprio una serie di verbali che il pentito ha redatto davanti al pm antimafia Soviero. Ora si attende il verdetto del Gup.
Anche il boss Fabbrocino colpito da un’ordinanza
AVELLINO - La stessa ordinanza per cui Biagio Cava era stato scagionato in sede di udienza preliminare, è stata notificata il 31 agosto scorso a Mario Fabbrocino, o gravunaro, boss dell’area vesuviana accusato dai collaboratori di giustizia di nutrire un atavico odio nei confronti del clan Graziano, dal momento che, quando la Nco decise di uccidere il fratello Francesco, il boss Raffaele Graziano non si oppose alla decisione di Cutolo.
La misura era stata emessa anche per «o gravunaro» , che comunque ha dovuto attendere ben undici anni prima che gli fosse notificata, anche perchè l’estradizione nei suoi confronti valeva solo per un reato. Negli anni scorsi l’Argentina aveva concesso l’estradizione solo per l’omicidio di Roberto Cutolo, ucciso in provincia di Varese il 19 dicembre 1990. Le ordinanze furono emesse negli anni scorsi ma per la loro esecuzione si è dovuta attendere l’esito della procedura da parte delle autorità argentine alle quali fu avanzata la richiesta di estradizione in quanto Fabbrocino si era rifugiato nel paese sudamericano.
Poi ad agosto la notifica di ben quattro ordinanze. Quella per la strage di Scisciano, dove è accusato insieme a Biagio Cava e quella per altri delitti avvenuti nell’area vesuviana.
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