Gruppo 70, lodevole rielaborazione della commedia: “Peppino Girella” e gli strani incroci “E’ cos e nient”.
Mai una similitudine teatrale è stata più attuale ed in linea con i tempi che stiamo vivendo.
Scisciano. Quali saranno gli strani incroci del destino che ti portano a sfogliare una vecchia rivista del 1962 scoprendo che in prima serata sul secondo canale trasmettevano Peppino Girella di Eduardo De Filippo e sapere che per quattro serate 26-27-28-29 gennaio 2012, il "Gruppo 70" al teatro comunale di Scisciano, ha organizzato la stessa visione a cinquant’anni di distanza? Fili del tempo che si intrecciano in un misterioso rincorrersi e ritrovarsi. E chissà se le emozioni e le risate che durante la visione di questo capolavoro si alternavano sui nostri volti erano uguali a quelli che si trovavano sui visi dei nostri genitori… Credo di sì perché sono sempre più convinto che Eduardo è uno dei pochi artisti che attraversa generazioni e vite diverse, continuando a regalarci un’umanità rara e preziosa.
Le espressioni dei volti, i movimenti dei corpi, la magnificenza di costumi, sono stati il cuore di un contenuto artistico eccezionale, facilitati anche da una scenografia curata da Ernesto Serpico, mentre alle luci Antonio Palma attivandosi con apparati tecnologici e illuminotecnici teatrali per il conseguimento di fini più squisitamente artistici e di stimolare la curiosità sulla luce e colore che nella rappresentazione sono stati i fondamenti della visione estetica/emozionale di cui il pubblico presente ha gradito molto.
Un capolavoro, in termini di rielaborazione e rappresentazione scenografica della commedia “Peppino Girella”
Andrea Girella interpretato da un esperto teatrante come Pietro Esposito, è disoccupato e insieme ai due amici Rafele Capece e Matteo Milordo interpretati rispettivamente dagli applauditissimi Carmine Napolitano e Franco Strocchia, inventa imprese sconclusionate come l’invenzione di una pomata contro le ustioni da bomba atomica, che cerca di farsi finanziare dall’avarissimo marito di sua sorella, Carmelo Dabbene figura imponente rappresentata da Domenico Mucerino. La moglie Jolanda di Gianna Fusco, fa la camiciaia. Per aiutare i genitori, il loro figlio Peppino interpretato dal giovane Giovanni Di Palma, nonostante sia in età scolare, si offre come garzone presso il bar Stella. A presentarlo alla bella donna Clotilde prosperosa proprietaria interpretata da Elvira Esposito è stato Amerigo di Karol Mucerino, un dongiovanni impenitente fidanzato con Angela Ceccarelli di Marianna Coppola , una lavorante nella camiceria che impiega anche Jolanda. Madre e zii – i genitori di Amerigo – colmano di attenzioni il piccolo lavoratore e Andrea, reduce dal fallimento della sua ultima impresa, se ne sta in disparte, avvilito nella propria dignità di capofamiglia.
Rifugiatosi in casa della sorella e sfruttato indegnamente da Carmelo, Andrea viene convinto dal cognato maresciallo Luigi Paternò interpretato da Stefano Addeo, a tornare a casa, anche se avverte che il capofamiglia è ormai Peppino. Il figlio intanto gli ha procurato un lavoro grazie al direttore di Banca D’Andrea e al Bancario Frungillo, comicamente interpretati da Mario Mascia e Vincenzo Sabatino, a cui serve le consumazioni. Nel frattempo la disperazione di Andrea si riversa nei confronti del suo miglior amico Matteo che approfittando dello stato di ubriachezza dello stesso, gli sottrae la lettera di raccomandazione per un lavoro. L’amicizia fra i due si incrina, Andrea disperato davanti alla moglie Jolanda denuncia: è cos e nient. Nel frattempo Andrea riceve una denuncia da parte di Carmelo, che accusa lui e i suoi amici di furto. In questura davanti al Commissario Pagliuca nelle vesti dell’imponente Giuseppe Napolitano e Gabriele Napolitano agente di pubblica sicurezza, Andrea ritrova la solidarietà degli antichi “soci” e schiaffeggia il cognato in nome della dignità di tutti gli umili, mentre la piccola comunità di amici si stringe intorno agli accusati.
Nella commedia Pietro Esposito ripete più volte: “…cosa ‘e niente”, e fa un lungo elenco di tante realtà che hanno contribuito a sconfiggere Napoli, i napoletani, i campani e, al di là della geografia e del linguaggio, anche gran parte, forse tutti gli italiani, prima durante e dopo la Unità d’Italia, giunta a 150 anni. “E’ cosa ‘e niente” è quanto di più attuale si possa raccontare oggi.
L'obbiettivo è centrato, allora, come si smette di essere cose di niente? Cominciando ad informarsi, a conoscere i propri diritti e a pretenderli. Ma questo significa anche rispettare i propri doveri. Smettiamola di essere cose di niente e ricominciamo a darci un valore a rispettare noi, la nostra terra e la nostra storia.





