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IL TÈ DELLE CINQUE

Napoli, 12 aprile – Una delle mie più grandi passioni è, indubbiamente, il viaggiare: girando le varie città d’Europa ho avuto modo di confrontarmi con varie culture, personalità completamente differenti dalla mia, tradizioni ignote al popolo Italiano, et cetera; ma, a onor del vero, non m’è mai capitato di imbattermi in persone dall’indole talmente tradizionalista da fondare il proprio lifestyle puramente sulle usanze. Ah, dimenticavo (può succedere anche a chi è attento): i tradizionalisti ci sono, eccome! Ma….chi sono costoro? Per rispondere prontamente a questa domanda, cari Lettori, occorre fare una passeggiatina per Napoli e dintorni (non oggi, perché le previsioni meteo non sono certo delle migliori): da “uomo di mondo” – come Totò soleva spesso definirsi nelle sue battute -, non mi è certo sfuggito che quasi tutti i nostri cari conterranei dipendono totalmente dal caffè, bevanda che li induce sovente a trascurare quanto, a parer mio, dovrebbe rivestire maggiore importanza, come ad esempio gli obblighi lavorativi, le amicizie, gli studi od addirittura la vita familiare (il tipico intercalare del Napoletano medio, specie sul posto di lavoro, è “mo’ m’aggia piglià nu cafè; po’ parlamm aropp” , da tradursi “ora devo prendere un caffè; a dopo ogni discussione”).
Questo modo di fare, cari Lettori, indispone – e non poco! – l’interlocutore: in altre parole, qui si finisce col dare la priorità al caffè (con o senza a’ sigarrett, a seconda dei casi) piuttosto che ad aiutare un essere umano in cerca di supporto. Purtroppo – ohi noi – il puntiglio dei più rende ancor più amara la sopravvivenza nella mia terra natia, che brulica di abitudinari, persone particolarmente capricciose, individui privi di senso del rispetto, in breve…..concentrati esclusivamente sul proprio “io”: ricordo ancora il giorno del mio penultimo esame di profitto all’università, quando fecero ingresso in aula ben due lavoranti di un bar limitrofo all’edificio centrale, pronti a servire dolcini, bevande e quant’altro ai membri della commissione, cosa che ha mandato in bestia gli studenti, da tempo in fervida attesa e con la tensione alle stelle, considerata la difficoltà della materia oggetto di prova.
Eppure queste cose……a Londra non succedono: nella Capital City, si sa, la popolazione dabbene si reca in sala da tè alle cinque del pomeriggio; ma…..mai in orario di lavoro o laddove occorra prestare aiuto ad altri.
Cari Lettori, il vero gentleman non è chi si dà le arie per far vedere agli astanti di passarsela bene, ma solo colui che si adopra ogni giorno per il bene di tutti. Pensare ai propri comodi è sempre fonte di gravi problemi la cui risoluzione dipende soltanto da noi stessi!
Adriano Spagnuolo Vigorita
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