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IL “PARTITO DELLA STOLTEZZA”

Napoli, 9 Febbraio – Un soleggiato mattino di inizio febbraio: prima di andar a prendere la metropolitana mi fermo al bar per consumare il solito tè freddo al limone, bevanda salutare che m’è d’ausilio ad iniziare la giornata di lavoro col ritmo giusto. A rovinare questo “rinfrescante” momento, però, è stato un gruppo di anziani ed operai, i quali, sorseggiando pian pianino il loro cappuccino in cui giacevano pezzi di cornetto galleggianti, inneggiavano all’astensionismo, adducendo a sostegno della propria posizione un’ipotetica “morte della politica” del Bel Paese.
Questi nostri Concittadini –mi rattrista doverlo dire qui- son da qualificarsi come stolti, o meglio, come ipocriti. Anzitutto, perché essi non hanno ben chiare le idee circa il  principio cardine del nostro ordinamento, ossia quello della democrazia con cui va a braccetto la sovranità popolare; quest’ultima si esercita -guarda un po’!- mediante la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento.
La sì bramata svolta alla politica del Bel Paese, cari Lettori, non può certo ottenersi prendendo iniziative personali, data là suscettibili delle stesse a determinare conseguenze intrise di pericolosità, come ad esempio l’affermarsi di fazioni politiche populiste (i cui sostenitori, ohimè, stanno pian piano aumentando di numero) od il rischio di non governabilità di un paese che ha già attraversato un periodo di grande crisi, sia essa di natura politica (è il caso del Belgio, ove nel duemilaundici non si riusciva a formare un governo) od economica (come nella nostra Repubblica nel periodo dal duemiladodici sino alla primavera del duemilaquindici). Ma vi è di più. Il non voto comporta altresì la soggezione della persona che lo pone in essere alle scelte di altri, la qual cosa lede -e non poco- non soltanto la stabilità del nostro sistema politico, ma anche e soprattutto la memoria dei nostri antenati, i quali han sacrificato la propria vita per garantire il diritto di voto ad ogni cittadino (ricordiamo, fra i tanti, le Suffragettes Britanniche).
Ai problemi si fa fronte promuovendo il dialogo tra le persone, non certo muovendosi accuse vicendevoli con slogan, cori da stadio, e quant’altro finalizzato ad accrescere odio od a fomentare azioni violente nei riguardi di coloro che son “diversi”.
Dialogare aiuta il Cittadino a comprendere gli obiettivi che ciascun partito si prefigge per cambiare in melius la situazione in cui si trova un determinato paese (ed il suo popolo) per poi appoggiare il candidato le cui idee di rivelino corrispondenti alle proprie. Ma dialogare significa anche saper ascoltare l’altro, virtù che purtroppo non molti possiedono. Non ascoltare il proprio interlocutore significa mancargli di rispetto; e tale deficienza, unita alla presunzione, rischia di nuocere gravemente alle basi democratiche del nostro sistema: ecco perché il termine “astensionismo” è sinonimo di antipolitica!
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