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Germania Volkswagen über alles con l’Ottava Generazione Golf. Antonio Castaldo e rimembranze migranti

Napoli, 25 Novembre – Germania automobilistica über alles. Sono trascorsi 45 anni, dal 1974 dall’avvio produttivo della Golf presso la Volkswagen, modello progettato dell’italiano Giorgetto Giuggiaro, al 2019 l’anno che vede ancora in produzione questa auto. La Golf, toccata da varianti progettuali mai rivoluzionari distribuite in otto generazioni della sua lunga storia, è diventa best seller con oltre 35 milioni di esemplari venduti nel mondo. In questi 45 anni si sono così succedute le generazioni Golf: Prima, 1974-1983; Seconda 1983-1991; la Terza 1991-1997; Quarta 1997-2003; Quinta, 2003-2008: Sesta, 2008-2012; Settima, 2012 -2019.

Il 24 ottobre scorso la Casa di Wolfsburg, Volkswagen in Germania, ha presentato l’Ottava generazione della sua Golf, che potrebbe debuttare su alcuni mercati dal prossimo mese di dicembre, nella rinnovata efficienza dei motori, la potenziata tecnologia delle sospensioni, la migliorata agibilità, l’orientamento dell’abitacolo alla connettività, le numerose funzioni di guida assistita e servizi online con un contorno esterno più dinamico e fino all’elettrica al 100% ID.3, ognuna di esse sempre distinguibile nell’affollato mondo automobilistico planetario come una “Golf ”.Qui un documentario video del 2016 che mostra la linea produttiva della Golf https://www.youtube.com/watch?v=Re_FzvPk4ys . [ Credits  Fonte The Wheel Network “Volkswagen Golf Production at Wolfsburg Plant, 2016].

In tutti questi anni, alle due mani del designer Giuggiaro, si sono aggiunte le migliaia di mani degli operai italiani impiegati nel ciclo produttivo della Casa automobilistica della Volkswagen, sulla linea della Golf a Wolfsburg, Città del Lupo, nel Niedersachsen, in Bassa Sassonia, Germania. Oggi sono 125mila gli abitanti in Wolfsburg di cui 5.500 sono gli italiani. I “Gastarbeiter”, gli stranieri “lavoratori ospiti”, italiani e di altre nazionalità, hanno dato un grandissimo contributo alla grande nazione tedesca, in particolare gli italiani a Wolfsburg presso la Volkswagen. Questa esperienza è stata fatta in giovane età anche dal sociologo e giornalista, Antonio Castaldo, che conserva i suoi ricordi di vita vissuta in Germania, nei due anni del 1978 e 1979, nei primi mesi lavorando a Stadthagen vicino Hannover, presso la Rentrop Huppert & Wagner e poi il resto del tempo alla Volkswagen a Wolfsburg sulla catena di montaggio dedicata alla produzione della Golf una volta dismessa quella del mitico Maggiolino.

Ora che ad emigrare dal Meridione d’Italia sono più i giovani e preparati cervelli piuttosto che le nerborute braccia operaie un rammemorante omaggio va reso a quanti per spirito esplorativo, studio, d’intrapresa o per necessità, affrontano questa esperienza di vita. «I primi italiani, -afferma il sociologo Antonio Castaldo-  giunsero nella zona del Niedersachsen, Bassa Sassonia, nel 1906 per lavorare nelle miniere di carbone di Fallersleben, vennero poi impiegati nella costruzione della Volkswagen voluta da Adolf Hitler, nel 1938, ed ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla riapertura della fabbrica, dopo essere stata preda di guerra degli inglesi che l’avevano tenuta in vita produttiva, gli italiani venivano dislocati sulla catena di montaggio della “Macchina del Popolo”. Nel 1962 il primo numeroso contingente giunse tra il 16 ed il 17 gennaio a Wolfsburg per lavorare alla VW, alla “FauVé” come nella pronuncia delle iniziali dei due sostantivi, Volk, Popolo e Wagen, Auto, che allora aveva le sembianze del Maggiolino. In un comunicato stampa apparso su “Il Mattino” di Napoli del 7 giugno 1964 la Autogerma chiarendo alcuni commerciali affermava: “Oltre 4.500 operai italiani pari all’11 per cento della manodopera sono occupati nello stabilimento della Volkswagen a Wolfsburg. Gli operai di Wolfsburg costruiscono più automobili Volkswagen di quante non ne vengano importante in Italia”. Nel 1974 debutta la Golf, progettata dall’italiano Giuggiaro, che due anni, ottobre 1976, stacca il suo primo ticket produttivo di 1 milione di esemplari. Io -prosegue nel suo racconto Antonio Castaldo-  giungevo alla Volkswagen, nel giugno del 1978, appena in tempo per vedermi passare sotto le mani al montaggio la Golf n. 2.000.000.

Quando scatterà il terzo milione, nel settembre 1979, ero appena tornato in Italia, avendo concluso il mio biennio sperimentale di vita e lavoro nella RFT Repubblica Federale Tedesca. Di Tanto in tanto il mio pensiero ritorna alla storia dell’emigrazione italiana in Germania e della realtà di Wolfsburg. Città del Lupo, dove fino al 1977 esisteva il villaggio di baracche di Berliner Brücke, dal nome del ponte sul Mittelland Kanal. Qui sorgeva quell’insediamento abitativo italiano, indicato come “Klein Neapel”, Piccola Napoli, dove sono transitati, fino al suo smantellamento, circa 17.500 emigranti italiani. Il campetto di calcio venne inaugurato nel 1963, per il tempo libero e per i primi eroici campionati, qui oggi sorge la Volkswagen Arena, con i suoi 30.000 posti, e da quei momenti ricreativi col tempo nasceva la squadra di calcio fondata dagli italiani: USI Lupo-Martini. E da Wolfsburg la realtà degli italiani di terza e quarta generazione pienamente integrati continuano a dare il loro contributo alla costruzione di una solida e solidale Europa in armonia con Popoli e Culture del mondo».

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