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Diritto successorio: le novità e la cristallizzazione delle quote dei legittimari

Il fenomeno successorio è un tema ricco di implicazioni, spesso complesse, di natura giuridica ed economica, che sono da sempre oggetto di studio dell’avvocato di diritto successorio. In più casi la lettera della legge sul tema delle successioni lascia aperti degli spiragli di problematiche e di fraintendimenti che possono dar luogo a dei problemi di applicazione della legge. La Corte di Cassazione si è di recente pronunciata su una questione molto importante, cioè che cosa avvenga nella successione necessaria laddove uno dei soggetti chiamati all’eredità rinunci. Cosa avviene della sua parte di quota mobile?
Per analizzare il tema con completezza dobbiamo partire dall’analisi della successione necessaria. La successone necessaria è quell’istituto previsto dalla legge che impedisce a chi fa testamento di disporre in maniera totale del proprio patrimonio: parte dei suoi beni sono infatti riservati ex legge a determinati soggetti chiamati successibili o necessari. Tali soggetti, che obbligatoriamente succedono in mancanza di testamento o n caso di testamento che leda le quote necessarie, sono il coniuge, i figli legittimi e quelli naturali che vengono equiparati alla legge, e gli ascendenti legittimi. La quota di riserva varia a seconda del numero dei figli e della presenza, o meno, del coniuge: proprio per questa sua malleabilità, è detta infatti quota mobile.
La successione necessaria, nella dottrina, è chiamata spesso e volentieri successione legittima potenziata. Questo perché essa, alla stregua della successione legittima, trova la sua ratio nella tutela e nella difesa della famiglia del de cuius; tuttavia viene definita potenziata perché le disposizioni di legge in questo caso operano anche contrariamente, in ciò sta la differenza, rispetto alla volontà contraria del de cuius. Anche laddove il testatore abbia lasciato scritto nelle sue ultime volontà che il testamento non debba essere modificato, esso invece viene modificato se lede le quote previste dalla legge e favore degli eredi necessari.
Abbiamo visto quali siano i soggetti che ai sensi dell’articolo 536 del Codice Civile siano chiamate eredi necessari. La loro quota viene calcolata su quanto viene lasciato in successione, al netto però di eventuali debiti, e di quanto il de cuius abbia donato quando era ancora in vita.
Il sistema di mobilità della quota, detta proprio per questo quota mobile, permette di modulare la misura della quota sulla base del numero e tipo di successori. Questo sistema si contrappone alla vecchia impostazione, prevista dal codice del 1942, della quota fissa per i figli legittimi.
La quota mobile si imposta in questo modo: sulla base dell’articolo 537 del Codice, se il testatore lascia un solo figlio, questo ha diritto alla metà del patrimonio; se ne lascia di più, i figli divideranno fra di loro in parti uguali, a seconda del loro numero, la metà del patrimonio. Al coniuge spetta invece la quota di riserva pari ad un quarto del patrimonio.
La questione affrontata dalla Corte di Cassazione è quella, da sempre controversa, di cosa accada alle quote di riserva se uno dei legittimari rinunzia all’eredità e allo stesso tempo non avviene rappresentazione in favore dei discendenti, come stabilito dall’articolo 536 del Codice.
Sono diverse le teorie prospettatosi: quella dell’accrescimento, che riteneva che in tal caso la quota del rinunciante andasse ad accrescere quella degli altri accettanti. Si tratta di una tesi abbastanza criticata in quanto l’articolo 522 del Codice, che la tesi applica, sarebbe applicabile solamente alla successione legittima, e non a quella necessaria che stiamo prendendo in considerazione.
La tesi del ricalcolo è stata quella prevalente fino al 2006: secondo tale tesi se un soggetto rinuncia all’eredità, bisognerebbe considerarlo come mai chiamato all’eredità, e quindi la sua quota andrebbe a reinserirsi nel patrimonio per essere divisa quindi fra gli accettanti.
Infine, la tesi sposta dalla Corte di Cassazione è stata quella della Cristallizzazione della quota. La tesi in questione è stata sancita dalla Corte di Cassazione con le sentenze gemelle, le numero 13429 e 13524 del 2006. Secondo tale tesi, la quota di legittima è stabilita direttamente dalla legge, e come tale non può essere modificata dagli altri eredi che rinunciano.
La Corte di Cassazione ha sostenuto che, alla lettera dell’articolo sulla successione necessaria, per calcolare le quote di riserve bisogna fare riferimento alla situazione del patrimonio al momento dell’apertura della successione e non a quanto avviene dopo, per cui neppure alla rinuncia. Va comunque sottolineato che le due sentenze in questione, che hanno sancito la teoria della cristallizzazione della quota, si riferivano non già alla rinuncia quanto al decorso del termine di prescrizione di dieci anni esperibile per l’azione di riduzione, che sostanzialmente è paragonato alla rinunzia dell’adozione della azione di riduzione da parte del soggetto in questione, ponendo così fine alla diatriba giurisprudenziale.

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