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Degenerazione urbana e rigenerazione umana

Napoli, 6 Ottobre – L’uomo al centro del processo di produzione degli spazi di vita Sono rimasto affascinato da Lucien Kroll, dal suo modo di vedere l’architettura, la società, la vita, dalle immagini di affollate riunioni in cui gli abitanti dei grand-ensemble, nella banlieue di una qualsivoglia metropoli francese, partecipano alla progettazione attiva dei loro spazi di vita e di relazione. Una cosa assolutamente straordinaria per noi che siamo abituati a “sanguinose” assemblee condominiali che non portano a nulla o, al massimo, a sofferte decisioni a colpi di maggioranze sulle quote millesimali di proprietà. E lui con leggerezza, usando pezzi di gommapiuma e di cartone, pennarelli e matite e forbici, aiuta queste persone a ritrovarsi e ad esprimere le loro vere istanze, i loro bisogni e i loro sogni, affinché il progettista possa accoglierli tra gli input di progetto e immaginare un’opera che possa essere sentita propria e “amata” da coloro che la vivranno.

Purtroppo ancora assistiamo a dibattiti in cui progettisti, persino accademici, si oppongono alla progettazione partecipata sostenendo che il progetto lo deve fare il progettista. QUANTA SUPERFICIALITÀ E QUANTA MIOPIA! Ho avuto modo di imparare che bisogna smontare le simmetrie, le regole rigide, le forme immutabili e indifferenziate che portano a spazi urbani e architetture totalizzanti e militari, fondamentalmente ostili per chi le deve vivere, bisogna rompere la linearità, a creare spazi frammentati e differenziati, apparentemente spontanei e casuali, colorati, frastagliati, capaci di dare emozioni disvelando scorci sempre nuovi ed evitando la ripetitività seriale e la monotonia. L’obiettivo da raggiungere è creare spazi la cui definizione e destinazione d’uso sono mutevoli nel tempo, consentono varie interpretazioni e declinazioni, per adattamenti, rimaneggiamenti, modifiche.

In una parola ciò che accade nei centri storici delle città antiche! Quei centri storici che, a causa di errate politiche amministrative e assenza di visione strategica, si sono svuotati progressivamente negli anni per poi vederseli apparire, falsi e ricostruiti in improbabili simulazioni al vero, nei centri commerciali! Ma il paradosso rimane: si abbandonano i centri storici autentici e si ricostruiscono le loro copie, i loro simulacri, nei nuovi spazi di aggregazione, i centri commerciali. Questa per me è la DEGENERAZIONE URBANA e, aggiungerei, territoriale a cui stiamo assistendo da decenni, senza riuscire ad invertire il trend e pagando prezzi carissimi in termini qualità ambientale e sociale dei territori. La risposta a tutto ciò, alla città indifferenziata, anonima, rigida, fredda, alienante, a tratti invivibile è l’Umanizzazione: un processo di partecipazione alle scelte, di riappropriazione degli spazi, di trasformazione attiva di essi, di personalizzazione, di azioni spontanee che fanno di una città una comunità e non un insieme di strade ed edifici.

All’architettura mancano le persone! Il valore aggiunto è e deve essere il senso di comunità che rende un edificio statico e neutro, concepito per esporre qualcosa, un edificio vivo e pieno di energia positiva; quello stesso senso di comunità che si respira nei borghi, nelle piazzette, nelle unità di vicinato, così frequenti e “normali” prima che arrivasse l’architettura seriale e l’edilizia industrializzata a standardizzare e omogeneizzare tutto, togliendo identità ai luoghi e rendendoli anonimi. E’ da qui che bisogna ripartire per “riparare all’errore” e per recuperare quei valori sociali e umani su cui si basa la vita di una città, concepita come organismo vivente e vivibile. Insieme di vite e di relazioni umane e non cumuli di edifici, stanze e non metri cubi, spazi e non standard urbanistici. Si deve ripartire dalle persone, dal restituire loro dignità e identità perdute, facendole sentire esseri unici e non numeri su una planimetria catastale, portatori di idee e non quote millesimali.

Ecco cosa intendo per RIGENERAZIONE UMANA ed è questo il compito delle future generazioni che vorranno migliorare la qualità della vita nelle città. Non penso solo agli architetti-urbanisti ma anche agli amministratori, ai produttori di materiali e componenti per l’edilizia, l’arredo urbano e le infrastrutture, agli operatori finanziari, alle istituzioni culturali, agli stessi cittadini, singolarmente o in forme organizzate di associazionismo attivo. Il lavoro da fare è tanto e complesso, la strada lunga e tortuosa ma tutto è vincolato alla volontà e alla sensibilità dell’architetto e dei cittadini.

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