Politica

Def, Conte (Leu): “Flat tax contro il Sud, rilanciare una visione euro-mediterranea del nostro stare nell’Unione europea”

Napoli, 19 Giugno – “L’indirizzo strategico di politica economica di questo Governo sembra essere la sola Flat tax: una misura fiscale che avvantaggerà per certo la parte più ricca del Paese, il Nord, lì dove si concentrano le maggiori ricchezze e le maggiori capacità di produzione, a svantaggio del Sud, i cui cittadini più che mai hanno bisogno delle spese per sanità, assistenza sociale, servizi, istruzione, che inevitabilmente verranno sacrificati”. Lo ha dichiarato Federico Conte, deputato di Liberi e Uguali, intervenendo oggi nell’Aula di Montecitorio durante il dibattito sul Documento di programmazione economica e finanziaria.

“C’è da chiedersi – ha continuato il parlamentare – perché questo intervento sul piano fiscale, se le statistiche della Commissione europea sul fisco ci dicono che il nostro Paese è al tredicesimo posto per la pressione fiscale sulle persone fisiche, al sesto per la pressione fiscale sulle persone giuridiche, mentre è al primo posto per la pressione fiscale sul lavoro. Viene da pensare che l’obiettivo mediato della flat tax sia recuperare l’idea del federalismo fiscale della legge Calderoli del 2009, visto che sarà una misura fiscale che, anziché favorire la redistribuzione della ricchezza, ne favorirà la concentrazione, con un trasferimento dal basso verso l’alto, dal sud verso nord che rinnova una tradizione ahimè lontana e antica per il Mezzogiorno e che per il Mezzogiorno potrebbe essere letale.

Se questo è l’indirizzo strategico del Governo, noi saremo sicuramente all’opposizione. Chiediamo invece un’inversione di rotta già da venerdì, già dalla prima occasione con l’Ecofin, per rivendicare in Europa una deroga al Fiscal Compact, e per introdurre una golden rule che tenga fuori dal parametro del deficit-PIL in ogni caso le spese per investimenti per il Mezzogiorno, non soltanto perché le infrastrutture materiali e immateriali servono a recuperare la crisi o a superarla, ma per rilanciare una visione euromediterranea della nostra presenza in Europa. L’Italia e il Sud possono avere un ruolo centrale nel Mediterraneo che significa porti, infrastrutture, grandi scambi commerciali, che vanno integrati e modificati perché le merci che attraversano il Canale di Suez non debbano circumnavigare il continente per arrivare nei porti di Rotterdam o di Amburgo qualunque sia il Paese di destinazione finale, anche l’Italia. Inseriamo in queste rotte il nostro Paese, il porto di Gioia Tauro e di Napoli; rilanciamo così anche il nostro ruolo politico per quanto riguarda il fenomeno dell’immigrazione assumendo una posizione di coordinamento che non si riduca alla demagogia disumana dei respingimenti”.

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