Cultura

Codice Dracula. A Napoli Dracula fu sepolto dalla figlia Maria, maritata al conte Ferillo

Napoli, 20 Novembre – Svelato il Codice Dracula? Si, e per il bene turistico della città del Sole, del mito di Partenope, della capitale del Mezzogiorno d’Italia, ricca di mitologia e di storia, ma dal presente poco edificato dai politici invadenti la società civile napoletana. Napoli e l’intero Mezzogiorno, così ricchi di mito della Magna Grecia avevano bisogno anche del mito del noto Vampiro tra i suoi ospiti illustri: Virgilio, Plauto, Leopardi, e così via. Prima di Napoli Vlad III fu dalla figlia Maria in Basilicata, che va valorizzata anche nei suoi comuni più piccoli di Matera, capitale della cultura ancora per 1 mese e mezzo, poi, di nuovo, l’oblio mediatico e turistico? Il vampirismo non è solo romeno, ma è diffuso ovunque e prima ancora del XV sec. quando visse il principe Vlad III in Romania. Egli nacque nel 1431 a Sighisoara, in Transilvania, e morì di vecchiaia a Napoli alla corte degli Aragonesi con sua figlia Maria, dopo una permanenza nel feudo dei nobili Ferillo di Acerenza in Basilicata.

 

 

 

Il mito di Dracula è stato disseminato dappertutto nell’ambiente sociale planetario e soprattutto dalla cinematografia statunitense, più che da quella europea, in Romania Dracula è solo un eroe nazionale. All’aeroporto internazionale di Timisoara, ho osservato bene, vi sono in vendita diverse varietà di vini e liquori dedicati a Dracula a prezzi decisamente alti e per turisti ricchi provenienti dall’Europa Occidentale o America del Nord. Segno che il mito di Dracula, in Romania, fa già mercato nel villaggio economico globale e a breve, tale mercato draculiano, inizierà a Napoli? n si conosce il luogo dove vennero inumati i resti di Vlad Țepeș: la tradizione vuole che quando la testa di Vlad fu portata a Costantinopoli, il suo corpo venne sepolto senza cerimonie dal suo rivale Basarab Laiota, nel monastero di Comanane. Solamente a partire dal XIX secolo si è sparsa la voce che Vlad sia stato sepolto nel monastero di Snago su un’isola, nel bel mezzo di un lago situato a trentacinque chilometri a nord di Bucarest. Studi archeologici sul sito, avvenuti nel 1933, hanno portato alla scoperta che la presunta tomba di Vlad è completamente vuota. In un’altra tomba scoperta nel monastero venne rinvenuto un corpo con indosso abiti sontuosi ed un anello con il simbolo del dragone. Tale corpo, data la presenza della testa, non è certamente quello di Vlad III. Secondo alcuni studiosi è probabile che il corpo di Vlad Țepeș sia stato bruciato mentre secondo altri sarebbe stato smembrato dai turchi sul campo di battaglia oppure ad Istanbul. Nel 2014 sono state avviate delle ricerche che sostengono che il sacello di Vlad sia custodito nella chiesa di Santa Maria la Nova di Napoline, più precisamente nel chiostro piccolo del complesso conventuale risalente al secolo XVI. In essa è presente un monumento funebre adornato da un rilievo raffigurante un drago affiancato da dei baldacchini, che sembrano essere considerati elementi tipici della cultura medievale slava.

 

Appena giunto in Romania, inviato dal Ministero A. Esteri, per insegnare “Scienze Naturali, Chimica e Geografia”, mi soffermai spesso ad osservare di notte il decadente castello della bella cittadina di Deva, capoluogo di Judet Hunedoara che il più grande castello gotico della Romania a soli 19 km di distanza dalla sede di servizio. L’imponente castello di Hunedoara fu costruito dai nobili Corvino, ungheresi o magiari. Nel 1400, il nobile Matteo Corvino, ne ampliò la costruzione poi abbellita due secoli dopo da Gabor Bethlen che fu anche Re d’Ungheria e di Transilvania con capitale, per beve periodo, Deva. Da piccolo Mattia Corvino fu compagno di giochi del figlio del Principe Vlad II, poi divenuto Vlad III e fatto prigioniero dei suoi ex amici a Hunedoara, dove il Vampiro, ancora oggi si manifesta da Corvo nero-simbolo dei Corvino- e scende a mezzanotte dal camino della celletta del monaco cattolico G. da Capestrano. Sulle relazioni tra il Papa e Giovanni da Capestrano ho scritto abbastanza come sulla Judet Hunedoara con la città Hunedoara detta anche dell’acciaio perché ricca di altiforni che fondono i minerali di ferro che abbondano nelle vicine colline dei monti Poiana Rusca. Da Govasdie, antica fornace, partirono i treni carichi di acciaio per edificare un piede della Torre Eiffel a Parigi. Oggi Hunedoara è in crisi ed il combinato siderurgico da 50 mila operai è sceso a solo 5 mila e la proprietà societaria è di Mittal, la stessa di Taranto. Sopra il castello draculiano di Hunedoara c’è il lago di Cincis alimentato dal fiume Strei ricco di leggendaria lotta di Ercole contro i tentacoli poderosi e numerosi dell’Idra. Il paesaggio è adatto per fare cortometraggi e pellicole cinematografiche anche di Horror come quelle draculiane.

A Deva, di notte, dal balcone della cameretta dove dormivo vedevo minaccioso l’antico maniero del1200 che si ergeva sopra un tronco di cono vulcanico. Sembrava che mi lambisse un alone misterioso che dal paleoencefalo affiorava e quasi mi impauriva. Le emozioni come i ricordi profondi sono nel paleoencefalo umano. A Deva Dracula non era di casa ma si annidava nella fantasia di noi europei dell’ovest, che come gli statunitensi andiamo in Romania anche sulle orme del noto Vampiro. Comincia a studiare il caso Dracula ma non immaginavo di decifrarne il codice. Quando ho scritto e pubblicato “Vampiri e Romania”, con la casa editrice online leolibri.it, non era ancora noto che il famoso Vampiro romeno fosse stato sepolto a Napoli. Il Principe, Vlad III, detto anche Tepes o l’Impalatore, è sepolto nella napoletana Chiesa di Santa Maria la Nova; simboli e iscrizioni fanno molta luce sul mistero draculiano. La verità storica sul Principe Vlad III detto Dracula, ruota intorno all’epoca della conquista ottomana di Costantinopoli, 1453. Vlad III era figlio di Vlad Dracul, a cui il re lussemburghese Sigismondo aveva donato il titolo e lo stemma cavalleresco di Dragone o Dracul. Il nonno di Vlad III fu Mircea il Vecchio. La Romania del XIV e XV sec. era attraversata da lotte sia intestine tra nobili di fede orodossa, cattolica e protestante, che il Papa cercava di unire per le crociate e utilizzare i romeni come baluardo per l’espansionismo islamico che dalla vicina Turchia saliva verso Vienna. Vlad III, poi divenuto, il vampiro per antonomasia, s trovò a percorrere il suo tempo in un’epoca romena poco nota ai più per i tradimenti subiti dai nobili Bassarab che Corvino e per la crudeltà che vide attorno ai suoi familiari.

Vlad nacque nel 1431 e resto nella stessa casa di Sighisoara fino al 1435. A 7 anni già sapeva usare la spada, l’arco ed altre armi del tempo. Nel 1447 il padre fu assassinato e il fratello Mircea ereditò il titolo di Principe, ma morì di malattia in giovane età. Vlad III ereditò il trono e a soli 28 anni, nel 459, fu noto per un fatto di inaudita ferocia: invitò molti nobili, poco fedeli, nel suo castello per la Pasqua e li fece tutti uccidere ed impalare, come aveva imparato in Turchia, dove fu prigioniero del Sultano dopo il 1444 a seguito della pace tra Ungheria e impero Ottomano. Vlad III fu un abile condottiero militare e con soli 30 mila soldati riusci a tenere testa ad un esercito ottomano più di 3 volte superiore di numero, forse li conosceva meglio di altri poiché aveva studiato ad Istanbul, dove fu ostaggio con del Sultano che controllava così il padre voivoida facendolo suo quasi vassallo. Pochi sanno di come erano le sembianze del voivoida Vlad III, ma i baffi e la statura bassa vennero da molti riportati nei giornali, libri e cortometraggi dell’horror. Fino a poco tempo fa si riteneva che Vlad III morì decapitato in battaglia dal Voivoida di Moldavia Bassarab e che poi le sue spoglie furono sepellite all’esterno del cimitero di Snagov (perché ritenuto contaminato dall’islam in quanto era stato anni a Istanbul, dove aveva conosciuto anche l’harem). Dopo tempo la riesumazione fece sbigottire per lo scambio della testa di cavallo con la sua, scomparsa. La leggenda si diffuse subito e il nobile fu chiamato CNTE Dracula, signore dell’occulto e dell’aldilà!

La sua morte è leggendaria, ma ci piace accreditare il fatto che la figlia Maria, pagato il riscatto del padre da prigioniero dei turchi, lo condusse con se a Napoli, dove mori e fu sepolto nella tomba dei conti Ferillo, Maria si era maritata al conte Ferillo. Dunque i resti di Dracula sono a Napoli e non a Snagov in Romania o altrove. La notizia della probabile tomba di Vlad III identificata a Napoli, da oltre 7 anni, desta la curiosità di studiosi e l’interesse di epigrafisti sul mistero che aleggia nella Chiesa di Santa Maria la Nova e precisamente in Cappella Turbolo.

L’interesse iniziale si è concentrato sulla strana iscrizione, scritta in una lingua incomprensibile, post nella cappella, che è stata tradotta consultando una serie di codici e che ha fornito la chiave di lettura per presumere che nella chiesa, è celata la tomba di un uomo misterioso della levatura del noto Vampiro. Tutto ha inizio con una clamorosa dichiarazione del 2014, pronunciata da un gruppo di esperti dell’Università di Tallin in Estonia, in merito alla tomba di Vlad Tempes, per cui affermarono: «Sappiamo dov’è la tomba di Dracula a Napoli. Sappiamo anche dove andare a cercare» E da questo momento in poi, numerosi ricercatori ed esperti del settore provano a far chiarezza sul Codice Dracula e delle sue spoglie, incitando gruppi di studio di fama internazionale e incentrando le ricerche su Napoli.

Laura Miriello, studiosa di simboli e codici, mise gli occhi sulla strana iscrizione presente nella cappella già nel 2013 per pronunciarsi soltanto nel 2015. Dopo ricerche e studi attendibili, la ricercatrice infatti dichiarò che l’epigrafe apparentemente incomprensibile, rivelò essere un codice in «unciale» ovvero, una scritta composta da tante lettere provenienti da alfabeti diversi, tra cui quelli riconoscibili, il greco, latino, copto e etiopico. La Miriello con equipe di esperti ricercatori ne dedusse che non poteva trattarsi di una sola lingua ma bensì di un codice segreto,  di simboli e disegni adottato dagli epigrafisti almeno cinquecento anni prima per occultare un testo; una scritta che poteva rivelare una verità sorprendente e pericolosa. A seguito della lunga ricerca sulla traduzione del testo, l’epigrafe ha rivelato essere la tomba di un uomo; ma non la sepoltura di un uomo comune o di un re come inizialmente poteva suggerire ma quella sensazionale e leggendaria del conte Vlad III Dracul noto come Vlad Tepes l’Impalatore, il personaggio storico del XV secolo, passato alle cronache come il valoroso guerriero e sanguinario della Romania che tanto ispirò la fantasia letteraria di Bram Stoker nel suo celebre romanzo «Il conte Dracula» del 1897, il leggendario Vampiro della Romania.

A pronunciarsi sull’argomento e della veridicità sul Codice Dracula, è lo studioso lucano Raffaello Glinni che collabora con l’Università di Tallin, che con la sua equipe italiana, prova a far luce sul perché il conte Vlad è sepolto a Napoli. Egli dichiara: «Nel 1476 il conte Vlad Tempes, Dracula, che appartiene all’Ordine del Dragone come il re di Napoli Ferrante D’Aragona, scompare durante una battaglia contro i turchi e viene dato per morto. Una delle sue figlie, Maria, all’età di sette anni viene adottata da una donna napoletana e condotta nel regno di Napoli. Qui in seguito sposa un nobile napoletano della famiglia Ferillo. La coppia ottiene in «regalo» i territori di Acerenza in Basilicata, ma è legata a Napoli tanto che, alla morte, i coniugi vengono seppelliti a Napoli».

Il Dragone è il simbolo presente a rilievo sulla lapide Ferillo riconducibile all’Ordine, ovvero una congregazione nobile-guerresca, alla quale era iscritto (Dracul-Dragone) e anche Ferrante. D’Aragona. Questo simbolo è stato al centro della discussione di tesi della studentessa napoletana Erika Stella che notò il Dragone sul sepolcro di Matteo Ferillo, risolvendo l’intricato enigma. Si ipotizza che nel sepolcro della famiglia Ferillo, non ci sia il corpo del suo proprietario ma quello di Dracula; non resta che verificare l’autenticità delle spoglie. Fra le varie ipotesi, gli esperti di fama internazionale, avvalorano la tesi che Dracula non morì in battaglia ma fu fatto prigioniero dai turchi e che sua figlia Maria Balsa, riscattò il padre e lo condusse con sé in Italia, dove fu seppellito a Napoli. Fra le smentite invece si narra che Dracula ebbe solo figli maschi, e non vi era mai stata menzionata nessuna figlia di nome Maria, finché un giorno, l’esperto Raffaello Glinni, per riscattare l’ipotesi si imbatté in una cronaca antica che raccontava l’arrivo di una principessa slava a Napoli, di origine ignota, messa in salvo per volere del padre dalla persecuzione dei turchi e affidata ad una famiglia napoletana fedele al re Ferrante D’Aragona. Si rivela essere Maria Balsa, adottata e cresciuta a Napoli che sposa il nobile Giacomo Alfonso Ferillo e fonde il suo stemma con quella del marito, simboleggiato da un Drago, quello dei Principi romeni Vlad.  A dare man forte a questa tesi, sono i simboli evidenti sul bassorilievo: il Dragone è sia il simbolo riconducibile all’Ordine che allo stemma araldico della famiglia Ferillo, collegati a due simboli di matrice egizia, due sfingi, insolite su una tomba europea. Le due sfingi contrapposte rappresentano il nome della città di Tebe, chiamata dagli egiziani Tepes, ma è anche il cognome del conte e all’interno di quei simboli c’è scritto proprio «Dracula Tepes».

Ma potrebbe suggerire la parola turca «Impalatore» l’allusione diffamatoria di Vlad III. Simboli, iscrizioni, nomi che sembrano confermare che il conte Dracula riposi qui, all’interno della tomba in marmo del genero Ferillo da oltre cinquecento anni. Per ora gli esperti non si pronunciano, tanto meno confermano o smentiscono l’importanza di questa ricerca, portata avanti dal gruppo di studiosi italiani che comprende i fratelli Giandomenico e Raffaello Glinni e il direttore scientifico del Museo delle Antiche Genti Nicola Barbatelli. Napoli e il Vampirismo. Citando Dracula e Napoli non possiamo essere immuni al fascino sinistro del «Vampiro» ovvero un demone notturno che ha segnato la cultura della Campania e di Napoli, alimentando storie e leggende tra realtà e fantasia; temuto, invocato e occultato sin dal Medievo. E’ nel Settecento, nel Secolo dei Lumi che nella mentalità collettiva si focalizza la parola Vampiro (etimologia non proprio chiara in riferimento a stregone) legato al concetto di morte e resurrezione. Il primo a parlarci di fenomeni del Mistero è l’avvocato napoletano Costantino Grimaldi (1667-1750) che nel suo volume dal titolo «Dissertazione sopra le tre magie» del 1751 ovvero una summa di tutta la letteratura del Mistero espressa in 169 citazioni in latino, cita i casi di voli di streghe, fantasmi, iettature, apparizioni e fenomeni di resurrezioni tra cui anche il vampirismo. Un altro rapporto fra Napoli e il Vampirismo è da ricercare in un cult book, cioè un romanzo a puntate illustrato intitolato «Varney il Vampiro» che circolava in forma anonima nel 1847 e attribuito a Thomas Preskett Prest. La storia è quella di un nobiluomo inglese affetto di vampirismo che diffonde il contagio proprio a Napoli, la città che sceglie per lasciarsi morire; si affida così alla magia del Vesuvio, lanciandosi nel cratere per porre fine alla sua macabra esistenza. L’ultimo aggancio al vampirismo napoletano è suggerito dal racconto «Il dottor Nero»del 1907 dello scrittore napoletano Daniele Oberto Marrama, autore di validi racconti fantastici, ricchi di suggestioni tra sensualità, gotico e noir, poco conosciuto in Italia. Il dottor Nero è ambientato a Capri e ruota intorno alle vicende sentimentali di due sposi, un nobile irlandese e una ragazza italiana, insinuati da un sensuale Vampiro, amante della donna. E che dire del vampirismo della contessa Elisabetta Batory, che meno di due secoli dopo Dracula uccise oltre 600 giovanissime per fare il bagno nel loro sangue. Edvard Munch l’ha rappresentata in “The Vampyr” esposto al Metropolitan Museum of Art, New York e visto dallo scrivente con notevole ammirazione e impressione.

 

Un castello draculiano è anche quello di Mattia Corvino a Hunedoara, che andrebbe inserito negli itinerari draculiani. Là, in quel castello- il più grande dei castelli gotici romeni-il giovane Vlad III, dapprima amico dei nobili ungheresi Corvino, fu tratto in arresto per diversi anni a causa di lotte di potere tra principi romeni, papato e impero ottomano. Dracula era ortodosso, i Corvino, invece, erano cattolici e più papalini. Al lettore la deduzione.

 

 

 

La leggenda narra che a mezzanotte Dracula muta in corvo e scende dal camino del castello di Hunedoara nella stanza, che fu anche di San Giovanni da Capestrano e del suo predecessore che spiava le Diete di Transilvania e con i piccioni viaggiatori informava il Papa a Roma. Un collega romeno del Colegiul Tehnic “Transilvania” di Deva (HD), autore di saggi di epica storica, G. Hasa, mi apostrofava spesso, scherzosamente, ”Spion de Papa”, rifacendosi a quel passato storico, ma mi spronava anche ad approfondire la conoscenza ambientale locale che feci grazie anche all’Associazione degli Scrittori della Judet di Hunedoara di cui sono ancora socio con alcuni articoli sul bimensile Ardealul Literar.

Le leggende e le favole affondano le radici nella lontana preistoria e protostoria dell’Homo sapiens. Oggi come allora sono un mondo magico e irrazionale. Com’ è magico il mondo non solo dei bambini, e della fantasia anche degli adulti, dove donne, uomini, piante, animali parlano, fate e maghi,  gnomi e funghi, il Sole e la Luna, pentole magiche, tutti eventi prodigiosi, che spesso vanno a finire nell’orrido e nel draculiano.

Emerge dal paleoencefalo una memoria profonda pochissimo nota ed esaminata bene come, invece, la memoria recente del neoencefalo.

 

I miti che gravitano intorno a Dracula si collocano tra neoencefalo e paleoencefalo e fanno emergere l’alba dell’uomo, ancora troppo animale. Dopo, invece, la sua cultura è stata più incisiva della natura ed è prevalso spesso nell’Uomo il bene sul male, il razionale sull’irrazionale. Il sonno della ragione può provocare ancora mostri…draculiani!

Cenni di bibliografici

-Matei Cazacu, Dracula, Mondadori, Milano 2004

-Roberto Gargiulo, Dracula l’impalatore, Minerva, Bologna 2013

Giuseppe Pace, Vampiri e Romania, leolibri.it, Padova 2011; A 1900 anni dalla conquista romana della Dacia, Libraria, Turgu Mures, Romania, 2006; Italia e Romania. Geografia, Analogie regionali e di Ecologia Umana, Sapere Edizioni, 2010; La religione e la superstizione nei vicoli e cappelle votive di Napoli, Caserta 24 ore,Il Mezzogiorno Quotidiano di Terra di Lavoro,7/11/2014; Punti di attrazione per uomini di scienza in Romania Art-emis.ro, Stoccarda, aprile 2014;Vampiri, Streghe ed Ecologia Umana, Il Mezzogiorno…28/12/2011.

-Maria Pia Selvaggio, L’Arcistrea. Bellezza Orsini, Benevento e la sua Janara, Spring, 2008 -M.J. Trow, Vlad the Impaler, Glouchestershire, 2003;

-Kurt W. Treptow, Dracula: essays on the life and times of Vlad Țepeș, New York

-Raymond T. McNally-Radu Florescu, In cerca di Dracula, Sugar, Milano

Giuseppe Pace (Autore del libro”Vampiri e Romania”, leolibri.it)

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