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Caso Battisti, rimpatria un furbo assassino? O un capro espiatorio?

Napoli 14 Gennaio – Allo scocco del primo giorno di detenzione ad Oristano (anziché Rebibbia) la riflessione è quella che accompagna me e altri coetanei che non hanno vissuto il tempo di Cesare Battisti. Riflessioni giunte quando ritroviamo discordie tra personaggi pubblici italiani e non.  Il ministro Salvini si è espresso chiaramente stamattina con indosso la sua bella giacca della polizia; “Il clima è cambiato chi sbaglia paga. Va in carcere un assassino, un delinquente che non ha mai chiesto scusa”. Se dovessimo fermarci a queste parole e scattare un fotogramma che inquadri solo questo momento storico avremmo una risposta chiara. Ma un giusto metodo di ricerca per registrare un proprio punto di vista, se lo studio ci ha insegnato qualcosa, ci spinge ad approfondire il perché dell’arresto, della fuga e il rimpatrio.

Accusato di ben quattro delitti di cui due materiali e due morali (?) mentre scontava una pena detentiva, durante i processi ancora in corso, nel carcere di Frosinone, nel 1981 evade. Una volta evaso passerà la sua latitanza tra Messico, Francia (come altri latitanti che evitavano l’estradizione secondo la dottrina di Mitterrand) e Brasile (dove ultimamente più volte l’ex presidente Lula ha evitato l’estradizione).

Accusato di terrorismo e quindi trattato con leggi speciali (dato che agì durante l’emergenza degli anni di piombo), Battisti nel corso della sua vita è stato accolto da stati che gli hanno offerto asilo politico. Tra i suoi difensori più famosi spuntano nomi importanti in ambito culturale come Gabriel Garcia Marquez, Daniel Pennac e Valerio Evangelisti. Proprio da quest’ultimo sono partite ricerche per individuare alcuni all’interno dei processi. Nei che risiedono per la maggior parte nelle dichiarazioni di Pietro Mutti (compagno di Battisti nella PAC proletari armati del comunismo) che in molti casi importanti è risultato contraddittorio. Si basti pensare al fatto che Pietro Mutti era uno dei due travestiti da carabinieri che aiutarono Battisti ad evadere dal carcere di Frosinone. Inoltre se si pensa che la sua deposizione riguardo l’omicidio Sabbadin dove il pentito accusa Battisti poi a fronte di una testimonianza afferma che invece fu lui complice dell’omicidio escludendo Battisti.

Il caso fondamentalmente nel tempo ha diviso l’opinione pubblica internazionale. Vari intellettuali lo hanno difeso perché a loro avviso era le leggi speciali in Italia in quell’epoca storica lo avevano perseguitato. Questi hanno anche subito l’accusa, da alcune frange della popolazione italiane, che lo avevano coperto perché avevano idee di sinistra come lui. Un’altra parte dell’opinione invece guarda a Battisti come “un abile prestigiatore” che è riuscito a scampare alla legge in modo rocambolesco e che con linguaggio feroce comunicavano il desiderio di incarcerarlo vendicando le sue vittime

Il governo italiano negli ultimi anni ha fallito nel progetto di assicurarlo alle carceri italiane, dove l’ergastolo è la pena di Battisti, perché tra lo sconcerto dei diplomatici c’è stato un continuo rifiuto all’estradizione. Si ricordi anche l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che con rammarico non riusciva a spiegarsi i vari dinieghi del Brasile.

A chiusura della riflessione spero che questa incoraggi tutti i giovani a farsi un’idea, in modo da creare memoria storica dell’accaduto e che si provi ad avere un metodo induttivo anziché deduttivo delle vicende.

Cesare Battisti si dichiara ancora completamente innocente ed estraneo ai fatti.

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