�
Sports

Carmine Pierro, un savianese nel calcio che conta

Saviano, 6 ottobre 2016 – L’exploit del Benevento Calcio nella serie cadetta è anche merito di un nostro compaesano. Carmine Pierro, dopo aver indossato la giacca nera per ben 13 stagioni, è attualmente un componente della dirigenza giallorossa. Un savianese che sta facendo strada nel calcio che conta, grazie alla sua tenacia e alla sua preparazione che lo hanno contraddistinto in tutti questi anni.

Carmine ci vuoi raccontare come inizia la tua esperienza di direttore di gara?

La mia esperienza di arbitro inizia nel lontano 2001, dopo aver frequentato il corso alla sezione di Nola. In realtà è sempre stata una mia passione, sin da piccolo, anche tra gli amici. Dal 2001 ho fatto tutta la trafila dagli esordienti fino ad arrivare alla Lega Pro: dal 2004 sono passato alla CAI (Commissione Arbitri Interregionali), due anni di serie D e 3 anni di Lega Pro.

In questa esperienza quali sono state le gioie più grandi?

Le emozioni più grandi le ho vissute all’esordio assoluto, sul campo di Scisciano. E, chiaramente, ad ogni salto di categoria, perché essere promosso nelle categorie superiori è la prova che hai lavorato bene. Altra gioia immensa è stato l’esordio a Frattamaggiore, quando sono passato dai dilettanti ai professionisti.

Da febbraio 2001 fino a settembre 2014 sei stato arbitro. Poi hai rassegnato le dimissioni.

Sì, a settembre 2014 ho rassegnato le mie dimissioni, anche se avrei potuto comunque continuare, se avessi voluto: come assistente in serie B, oppure ripartire da categorie minori a livello provinciale, o seguire anche altre strade. Ho terminato la mia esperienza abbastanza giovane, considerando che il limite massimo di età per un arbitro è 45 anni.

Quando sei passato al Benevento? Come è successo?

Al Benevento sono arrivato nel 2015, quindi ho preso parte al campionato che ci ha visti protagonisti con la promozione in Serie B. Ero stato contattato poco prima dell’inizio della stagione dalla società, che mi aveva già apprezzato per il mio passato di arbitro. Non ho esitato ad accettare, perché quando scegli col cuore fai sempre la scelta giusta. A Benevento mi hanno accolto alla grande e voglio ringraziare il team manager Alessandro Cilento, mi ha fatto sentire a casa, mettendomi subito a mio agio.

Ti vediamo in panchina, tutte le domeniche. Qual è il tuo ruolo all’interno della dirigenza?

Io sono addetto agli arbitri. Il mio compito consiste nel fare da tramite tra società e arbitri, per cui qualsiasi comunicazione tra le due parti passa sempre per il sottoscritto. Qualsiasi problema riguardante la relazione arbitri/società fa riferimento alla mia figura.

Cosa si prova nel passaggio da direttore di gara a dirigente di una società?

Quando sei arbitro sei un direttore di gara, con tantissime responsabilità. Richiede una preparazione che ai più è abbastanza sconosciuta, perché dell’arbitro vediamo solo la parte fondamentale, cioè quando è impegnato in una gara: ma c’è un lavoro immenso dietro le quinte, perché una gara si prepara sempre attraverso 4/5 giorni. L’arbitro deve conoscere gli atleti, il modo di fare, perché è il capo di una terna e deve guidare tutti nell’arco di 90’: devi far rispettare le regole a tutti. Inoltre, sei comunque soggetto ad una valutazione del tuo operato. Nella dirigenza ci sono responsabilità diverse, perché sei meno impegnato: devi essere più un comunicatore tra la società e la classe arbitrale, chiaramente è un ruolo più defilato rispetto a chi deve dirigere una gara.

Qual è il clima sportivo a Benevento, contando che la squadra sta facendo benissimo, terza in classifica con 14 punti.

Si respira un bellissimo clima: stiamo andando bene, è il primo anno di serie B in tutta la storia del Benevento, sia la società che la tifoseria si stanno dimostrando unite e compatte. Anche allo stadio si registra un’affluenza media di 9000/10000 spettatori, per cui la squadra è molto seguita. In società il clima è molto tranquillo, soprattutto perché si guarda il presente ma anche il futuro.

Quali sono gli obiettivi di stagione?

L’obiettivo dichiarato è sicuramente la salvezza, come tutte le neopromosse. Però se la squadra continua su questa strada e l’entusiasmo della piazza regge ancora, allora si può puntare anche più in alto. Abbiamo fatto un ottimo mercato, con tanti giovani promettenti, alcuni hanno già militato anche in serie A: le soddisfazioni possono arrivare.

Tu, personalmente, cosa ti aspetti da questa avventura?

Io spero di fare bene in questa società, perché il calcio è sempre stato nel mio DNA. Da savianese, come tutti i compaesani, ho il calcio nel sangue. Poi a Saviano abbiamo sempre fatto ottime figure nel settore calcio: anche come organizzazione societaria abbiamo sempre avuto un occhio verso il futuro.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@sciscianonotizie.it
Questo articolo è stato verificato dall'autore attraverso fatti circostanziati, testate giornalistiche e lanci di Agenzie di Stampa

image_pdfimage_print