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Carbonara di Nola, la cimice asiatica: un nuovo nemico delle nostre coltivazioni di nocciolo e non solo. Se ne parla all’agriturismo “Il Casotto di Torrazzano”

Carbonara di Nola, 7 Giugno – L’altra settimana, all’agriturismo “Il Casotto di Torrazzano” di Carbonara di Nola, si è svolto un incontro informativo sulla pericolosità di un’invasione della cimice asiatica nella nostra area. L’appuntamento è stato promosso dalla “OP Cerere Soc. Coop. Agricola”, con sede operativa in via Ferrovia a San Gennaro Vesuviano, un’organizzazione di produttori nell’ambito della frutta in guscio (noci, nocciole e mandorle). All’evento sono intervenuti, in qualità di relatori: il dottor agronomo Alessandro Simeone, responsabile tecnico della OP Cerere, che ha presentato il progetto; il professore Antonio Pietro Garonna del dipartimento di Agraria presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” che ha introdotto l’argomento “Identificazione della cimice asiatica”, “Il riconoscimento” e “Le tecniche di Monitoraggio”; il dottor agronomo Francesco Guastamacchia, responsabile SIPCAM, che ha promosso le “Tecniche di lotta integrata alla cimice asiatica” e “L’utilizzo delle trappole ai feromoni”.

Della cimice asiatica s’è iniziato a parlare, in Italia, fin dal 2012: nel settentrione del nostro Paese s’è registrata una prima infestazione da parte di questo insetto polifago, che mangia qualsiasi tipo di coltura, forma colonie molto numerose, si sposta rapidamente per diversi chilometri, ed ha elevata resistenza alle basse e alle alte temperature. Da gennaio del 2018 anche la Regione Campania ne ha ufficializzato la presenza anche nella nostra zona. Il cambiamento climatico, in special modo la stagione autunnale con temperature sopra le medie stagionali, ha favorito il proliferare dell’insetto, che si pensa possa dare vita a due generazioni in un anno, deponendo circa 28-30 uova per volta.

Stando a quanto riferito dagli esperti, un micro-imenottero è capace di parassitare le uova deposte (l’Ooencyrtus telenomicida) con una discreta capacità di parassitizzazione (35%). Sempre gli esperti consigliano, per contrastarne la proliferazione, di effettuare il frappage (scuotimento delle piante alle prime ore del mattino, per far cadere gli insetti, ancora in fase di dormienza, su un telo). E’ inoltre consigliabile fare un efficace monitoraggio e posizionare trappole ai feromoni sulle piante.

La OP Cerere, tramite i suoi 80 soci, ha disposto di piazzare le “trappole” nelle varie aziende socie. Sul territorio campano le potremo trovare, già da giugno: nel casertano, ma anche nelle nostre vicinanze, cioè a San Paolo Bel Sito, a Saviano, a San Vitaliano, fino ad arrivare nel salernitano (a Giffoni Valle Piano, etc.). Gli esperti aggiungono anche che per poter contrastare la cimice asiatica ci sarà bisogno anche di più trattamenti chimici. Cercando di contenere i danni, si potrebbe utilizzare qualche tipo di vegetazione (ad esempio la soia), da piantare tra gli alberi di frutta in guscio (noci, nocciole e mandorle), in modo da limitare i trattamenti. Il tutto al fine di ridurre parecchio il quantitativo di prodotti usati e quindi l’impatto ambientale.

In assenza di contromisure, gli effetti ai raccolti possono essere devastanti. Infatti, i danni da infestazione sono pari al 90% sui campi non trattati e sono principalmente di due tipi: l’aborto traumatico (o “vuoto”), che avviene nella fase iniziale di sviluppo del frutto (le nocciole si presentano vuote); il cimiciato, che avviene nella fase di maturazione (rende il frutto amarognolo e acido). Il prodotto, quindi è deprezzato o non commerciabile, con conseguenti perdite economiche per le aziende produttrici.

L’incontro con gli esperti ha riscosso un buon successo: tra gli altri, erano presenti diversi soci provenienti dalle aree provinciali di Napoli, Avellino, Caserta e Salerno, attenti a proteggere la qualità e la resa del nocciolo. Tra gli altri presenti vi era il dottore Liberatore La Marca, funzionario agronomo della Regione Campania, responsabile della sezione di Nola e consulente per la filiera del frutto in guscio.

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“Sono appassionata di ogni forma d’arte. Dal 2017 mi dedico alla scrittura. Ho scoperto che scrivere racconti mi diverte molto, fino al punto di pubblicare il primo dal titolo ‘ Santa Lucia era lì’. Ritengo che l’arte sia espressione dell’essere umano, e che i colpi di scena rendano la vita più frizzante”.

 

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