Comunicati

Camposano: mobilitazione cittadina contro il forno crematorio

Il Comitato civico contro la delibera di giunta che ‘apre’ all’impianto.

I Medici per l’Ambiente: “Rischio salute per le esalazioni tossiche in un area già inquinata”.

Camposano, 6 Maggio  – Si è svolto venerdì scorso, presso l’aula consiliare del comune, un seminario informativo dal titolo “No Forno Crematorio – Neanche la morte è a impatto zero”, promosso dal Comitato Civico ‘ No Forno Crematorio’, nato a seguito di una  delibera (la n.87 del 26/11/2018 con oggetto: “Atto d’indirizzo al responsabile settore LL.PP. –  Realizzazione Forno Crematorio”), con la quale la giunta Comunale di Camposano ha manifestato il proprio interesse e la propria disponibilità alla costruzione di un forno crematorio, tramite project financing, nel perimetro del cimitero comunale. Lo scorso 2 aprile un gruppo di cittadini, allarmati dalla notizia, ha costituito il Comitato “No Forno crematorio a Camposano”, un comitato spontaneo, volontario e apolitico, con lo scopo di opporsi alla delibera e ad ogni progetto di costruzione di un tempio crematorio.

Il Comitato Civico nasce anche dall’idea – ha dichiarato il presidente Gavino Angelilloche un’amministrazione, quando si appresta a deliberare, seppur legittimamente, un provvedimento di una portata tale da avere una forte ricaduta sull’intera comunità, dovrebbe fare in modo che la stessa disposizione venga discussa e condivisa dalla stessa comunità attraverso strumenti di consultazione partecipativa”. Al seminario sono intervenuti Gennaro Esposito, presidente Isde sezione ‘Nola-Acerra’, Antonio Marfella, Presidente Isde Napoli e oncologo presso l’Istituto Pascale, Gennaro Allocca, presidente del Comitato Civico ‘Respiriamo Pulito’ di Roccarainola, con la moderazione di Gavino Angelillo, presidente de Comitato ‘No Forno Crematorio a Camposano’.

Nell’introduzione sono stati illustrati i motivi della costituzione del comitato e lo scopo della sua azione: far ritirare immediatamente la delibera di giunta che ‘apre’ alla costruzione di un formo crematorio ad alto impatto ambientale, con correlati rischi alla salute. “Per questo – ha chiarito Angelillo – in una prima fase favoriremo un attento ascolto della comunità e una costruttiva informazione condivisa con la stessa e successivamente promuoveremo una raccolta firme per lanciare una petizione popolare allo scopo tanto di chiedere un Consiglio Monotematico sul tema, quanto di poter agire in autotutela per annullare la delibera”. Nel suo intervento il dottor Gennaro Esposito, presidente ISDE sez. ‘Nola-Acerra’, ha articolato il proprio intervento leggendo e commentando un documento ISDE sull’inquinamento causato dall’attività di cremazione delle salme, nel quale vengono riportati i gravi effetti dell’immissione in atmosfera di metalli pesanti (in particolare del mercurio, presente nell’amalgama dentale dei cadaveri) sulla salute umana, oltre che’ di altre numerose sostanze pericolose (diossine, furani, pcb e idrocarburi policiclici aromatici) sprigionate dalla combustione ad alte temperature delle stesse. Il tutto in un territorio, come quello dell’area nolana, già soggetto ad un severo rischio ambientale e di salute, testimoniato dai livelli record di polveri sottili della centralina di San Vitaliano e dai roghi di rifiuti tossici sempre presenti.

Il Dott. Antonio Marfella, oncologo, tossicologo e presidente Isde di Napoli, nel suo veemente intervento, ha suscitato emozione tra la folla accorsa.La medicina di oggi ha rinunciato alla sua origine ippocratica: si occupa solo della cura, ma non della prevenzione. Le malattie non possono essere solo curate a ormai costi insostenibili, ma vanno obbligatoriamente prevenute avendo cura della tutela dell’ambiente e del lavoro. E’ quindi necessario creare le condizioni per uno sviluppo realmente sostenibile e non sostenibile soltanto a chiacchiere, favorendo insediamenti industriali senza alcun tipo di controllo”. Ha poi toccato il discorso etico della morte e della cremazione, invitando i cittadini a mobilitarsi per combattere ogni forma di inquinamento. Cosa può fare la politica di fronte a una situazione di allarme come questa? Noi come medici non dobbiamo consentire alla politica di non agire nascondendosi dietro la mancanza di dati certi. Politica e Industria devono mobilitarsi per tutelare l’ambiente e la salute molto prima che arrivino questi dati.

Si devono appellare al << principio di precauzione>>. Basti pensare alla connessione tra l’aumento dei casi di autismo e la presenza di mercurio nell’aria che viene sprigionata soprattutto dalla combustione di un corpo con otturazione dentale. Tutto questo è legato palesemente all’inquinamento ambientale che influisce sul nostro patrimonio genetico modificandolo. Bisogna prendere al più presto decisioni cominciando dal corretto uso o dalla limitazione di queste pratiche di smaltimento, come anche la combustione del corpo”.

Nel corso della conferenza ha preso la parola la Professoressa Iacomino, presidente del comitato “Salute pubblica di Tufino”, la quale ha testimoniato quanto sia importante unirsi e manifestare insieme ai cittadini per ottenere importanti vittorie contro il business delle discariche e dei forni crematori, sottolineando l’importanza di fare informazione e di coinvolgere i medici, e come sia possibile attraverso il ricorso al T.A.R. opporsi agli atti emessi a dispetto della salute pubblica. Giovanni Ferraro, una voce di Taurano, che ha parlato della sua battaglia e di quella degli altri paesi limitrofi contro il forno crematorio di Domicella, testimoniando che bisogna andare avanti contro ogni forma di delinquenza.

 Gennaro Allocca, presidente del Comitato Civico “Respiriamo Pulito” di Roccarainola, il quale parlando da padre e da nonno, prima ancora che da ambientalista, ha lanciato un emozionante monito volto ad incitare i presenti a combattere per la propria salute e soprattutto per la salute dei bambini. Signori, noi e voi possiamo decidere in qualsiasi momento come ammazzarci, ma i bambini non devono essere toccati! Come faccio a guardare in faccia un mio nipotino mentre ha una crisi respiratoria e adire bello del nonno mo ti passa, sapendo che non gli passerà?”: parole molto toccanti che hanno suscitato emozione e rabbia nei cittadini. Durante l’incontro, volto dunque a costruire il più democratico dei dibattiti, i cittadini di Camposano, hanno espresso le loro preoccupazioni, bisogni informativi e interrogativi specifici. Nella circostanza è emerso che la contrarietà a tale progetto, da parte dei presenti, è da ricondurre innanzitutto alle condizioni socio-culturali che contraddistinguono la comunità Camposanese, un paese matriarcale con una modesta estensione territoriale, sufficiente a racchiudere poche ma significative caratteristiche che contraddistinguono l’identità stessa delle persone che vi abitano, con terreni a vocazione agricola e la tradizione per il culto della sepoltura tradizionale e dei cimiteri quali luoghi di riflessione e preghiera e non quali fabbriche di incenerimento.

Dunque, la cittadinanza presente si è dimostrata fortemente sfavorevole e preoccupata della costruzione dell’impianto, ritenendolo non utile, oltre ché dannoso per il paese e per l’intero territorio. ”E’ stata una serata utile – ha concluso Angelillo – per capire e discutere sui possibili rischi per la salute pubblica che comporta l’attività di un forno crematorio in un territorio già da tempo martoriato dall’emergenza inquinamento, comune a tutti i paesi della “terra dei fuochi”. Lo scopo era far comprendere ai cittadini i possibili rischi e le varie problematiche connessi all’inquinamento da forno crematorio e, al contempo, favorire una valutazione oggettiva sulla reale opportunità di quest’opera in città”.

 

COMITATO ‘NO FORNO CREMATORIO A CAMPOSANO’

ASSOCIAZIONE MEDICI PER L’AMBIENTE – ISDE SEZIONE DI ‘NOLA-ACERRA’

 

 

Lavoro scientifico dell’associazione MEDICI PER L’AMBIENTE – ISDE ITALIA su ‘ Inquinamento causato dall’attività di cremazione delle salme’ (Ottobre 2016) Fonte internet: https://www.isde.it/forni-crematori/

Inquinamento causato dalla attività di cremazione delle salme
A cura di Giovanni Ghirga

In Italia, come in numerosi altri paesi, si registra un notevole aumento delle cremazioni in tutti i municipi, ivi
compresi quelli del Sud, nonostante questi ultimi siano più legati alla cultura della sepoltura tradizionale.
La consapevolezza dei danni alla salute, causati dall’inquinamento dell’aria, spinge sempre più frequentemente le popolazioni residenti vicino ai forni crematori a cercare di informarsi sui possibili rischi di malattia o anche di morte ai quali esse potrebbero essere esposte.

ISDE Italia, con il seguente documento, vuole portare informazioni scientifiche obiettive che possano far luce sui rischi reali che potrebbero correre queste popolazioni.
La temperatura di un forno crematorio raggiunge gli 800-1000°C. L’incenerimento della salma, della bara con il rivestimento, dei vestiti ed eventualmente di altri accessori, genera diverse sostanze tossiche, in particolare materiale particolato fine/ultrafine, monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto e zolfo (NOx,SO2), composti organici volatili (COV), composti inorganici del cloro e del fluoro (HCl, HF), metalli pesanti.
Inoltre, sono emessi mercurio (dall’amalgama nelle otturazioni dentarie), Zinco (specialmente nel caso delle cremazione di tombe estumulate), diossine-furani (PCDD/PCDF) e IPA. (1) L’emissione di diossine-furani, data la loro grande tossicità, riveste particolare importanza. In seguito ai controlli delle emissioni ai camini dei forni crematori dei cimiteri di Pistoia (dicembre 2011) e Arezzo (aprile2013), ARPAT riscontrò superamenti del valori limite delle diossine che portò, nel primo caso, alla prolungatachiusura del forno stesso (1).

Una recente revisione della letteratura ha messo in evidenza che le emissioni di mercurio dai forni crematori non sono affatto trascurabili (2). L’EPA stima che un forno crematorio che cremi in media 100 salme l’anno, emetta quasi un chilo di mercurio (1). La cremazione annuale di migliaia di salme potrebbe causare emissioni di decine di chilogrammi di mercurio. Uno studio inglese stima che per il 2020 il mercurio emesso dalla pratica della cremazione peserà per il 35% del mercurio totale emesso in atmosfera (1). Infatti, nonostante l’uso dell’amalgama al mercurio nelle otturazioni dentali vada diminuendo, il numero delle persone che hanno già denti curati con questo tipo di otturazioni è molto grande ed oggi l’aspettativa di vita è sempre più lunga. Per numerosi decenni, dunque, le cremazioni riguarderanno salme con amalgama al mercurio nonostante la riduzione del suo uso nelle otturazioni dentarie.

Vicino alle fonti di emissione di mercurio, possono essere rilevati alti livelli di questo elemento tossico (3). L’esposizione al mercurio ed alle diossine, anche a dosi estremamente basse, è responsabile di danni al sistema nervoso in via di sviluppo, tra i quali una riduzione del quoziente intellettivo, alterazioni del comportamento, disordini dello spettro autistico, turbe dell’attenzione, dislessia (4,5).
Come in tutte le forme di combustione, la quantità di inquinanti emessi è in rapporto alla quantità di materiale bruciato. Tuttavia, gli alti costi della costruzione e della manutenzione di un impianto di cremazione, rendono il rapporto costo beneficio a favore di impianti che possano bruciare ameno alcune migliaia di salme l’anno.

Al fine di ridurre l’inquinamento prodotto dalla attività dei forni crematori, ISDE suggerisce il rispetto
dei seguenti punti:
1) istallazione delle migliori tecnologie disponibili per la riduzione delle emissioni, in particolare di
diossine e mercurio;
2) effettuazione di un accurato studio diffusionale di ricaduta delle emissioni, per verificare l’estensione delle aree maggiormente interessate;
3) utilizzo di bare che abbiano caratteristiche strutturali che limitino le emissioni tossiche in atmosfera
durante la loro combustione;
4) ricerca di diossine e mercurio in campioni di terreno e vegetali nell’area individuata al punto 1, prima della entrata in esercizio del forno crematorio. Questa indagine ha lo scopo di verificare,  ISDE Italia Ottobre 2016 Pagina 3 / 3 con successivi controlli periodici, eventuali deposizioni significative di inquinanti e, in tal caso, sospendere sia l’attività crematoria che, a scopo precauzionale fino ad analisi del prodotto, il consumo della eventuale presenza di vegetali coltivati;
5) controllo periodico al camino dei più importanti inquinanti emessi.

Infine, tali richieste sui forni crematori dovranno essere ancor più stringenti in quelle zone dove sono presenti altre importanti fonti di inquinamento, come centrali a carbone, inceneritori di rifiuti e cementifici, a causa dei possibili effetti sommatori negativi sulla salute umana e sull’ambiente, da parte degli altri agenti tossici emessi.

Bibliografia
1) La cremazione in Italia: aspetti normativi ed impatto ambientale. Bozza interna ARPAT, Settore di Indirizzo Tecnico delle Attività. Giugno 2014.
2) M. Mari, J.L. Domingo. Toxic emissions from crematories: A review. Environment International 36 (2010) 131–137.
3) UNEP. Module 2. Mercury and Industry. Accessed on 2nd August 2016.
http://www.unep.org/chemicalsandwaste/Portals/9/Mercury/AwarenessPack/English/UNEP_Mod2_UK_Web.
pdf
4) Grandjean P, Landrigan PJ. Neurobehavioural effects of developmental toxicity. The Lancet Neurology, Volume 13, Issue 3, Pages 330 – 338, March 2014.
5) Grandjean P, Landrigan PJ. Developmental neurotoxicity of industrial chemicals. Lancet. 2006 Dec 16;368(9553):2167-78.

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