Comunicati

Bari, Premio Platinum Communication ad EcoFoodFertility: “Il liquido seminale sentinella dell’inquinamento Indoor e nuovi indicatori di danno ambientale”

Bari, 24 Maggio – Al 43° congresso della Società Italiana di Andrologia di Bari dal 23 al 25 maggio, ennesimo premio per migliore comunicazione al gruppo di ricerca EcoFoodFertility coordinato dal  dott. Luigi Montano, UroAndrologo dell’ASL di Salerno, esperto in Patologia Ambientale e Medicina dello Stile di Vita, nonché attuale Presidente Nazionale della Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU). Premio Platinum per la comunicazione su nuovi biomarcatori di danno da inquinamento ambientale che rafforzano i lavori precedenti del progetto nel considerare lo sperma quale mezzo precocissimo ed ideale di valutazione di impatto ambientale sulla salute umana e verificando come nello studio del DNA spermatico sembrano riscontrarsi i primi e più profondi segni del danno ambientale, così come già il gruppo di ricerca aveva rilevato pubblicando su Environmental Toxicology and Pharmacology nel marzo 2018. 

Il lavoro in collaborazione con il centro di ricerche Gentile coordinato dal Dott. Raimondo Salvatore, ha confrontato 237 campioni seminali di soggetti omogenei per età e stili di vita, non fumatori, dell’area della Terra dei Fuochi con quella dell’area del Cilento e Sele nel Salernitano, il danno al DNA spermatico veniva quantificato in base ai livelli della p53 intraspermatica, proteina che regola il destino delle cellule, definita appunto “guardiano del genoma”.

I livelli di p53 risultavano essere più alti di oltre il 40% in quei soggetti (128) residenti in Terra dei Fuochi rispetto a quelli residenti (109) nell’area della Valle del Sele. Sempre nell’ambito del progetto sono stati presentati e selezionati come Top Communication altri due lavori del progetto di ricerca EcoFoodFertility, uno svolto in collaborazione con il gruppo della Prof.ssa Marina Piscopo del Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli e dell’IBP del CNR di Napoli, che ha confrontato 102 campioni di maschi non fumatori omogenei per età e stili di vita residenti in Campania, rispettivamente, 56 della Terra dei Fuochi (area ad alto impatto) e 46 della Valle dell’Alto medio Sele in provincia di Salerno (area a basso impatto), dove è stato osservato quanto l’eccesso di Cromo e Rame nel liquido seminale riscontrabile nei soggetti residenti nella Terra dei fuochi rispetto a quelli dell’area di Salerno influenzino il legame (alterato rapporto P1/P2) delle protammine al DNA spermatico (proteine necessarie per l’organizzazione della cromatina dello spermatozoo), importanti per il successo della fecondazione e quindi della fitness riproduttiva.

Questi dati sui nuovi biomarcatori– dichiara Montano –  indicano quanto il danno da inquinamento non sia solo confinabile alla capacità riproduttiva dell’individuo, ma che lo stesso determini alterazioni genetiche ed epigenetiche potenzialmente trasmissibili alle future generazioni con maggiore suscettibilità di queste a patologie cronico-degenerative. Ecco perché –  continua Montano – lo studio dei biomarcatori riproduttivi, in particolare quelli seminali, estremamente sensibili agli stress ambientali, precoci ed anche predittivi di patologie cronico-degenerative per le attuali ed anche future generazioni, può rappresentare una chiave di volta nella valutazione del rischio salute per una rivoluzione in campo epidemiologico, che invece di seguire e registrare solo gli esiti del danno finale come fanno i registri tumori, in ottica di prevenzione attiva punti sulle patologie di fondo, sui primi segnali di danno a carico di sistemi Organo-Sentinella come per esempio l’apparato riproduttivo, che può dare informazioni precoci di modificazione funzionale o strutturale prima che si manifesti il danno clinico. Un terzo lavoro pure selezionato ha confermato il ruolo del seme come eccellente e primo bioaccumulatore degli inquinanti ambientali e stavolta non solo di quello esterno, ma anche di quello interno (inquinamento indoor, composti volatili organici, VOC). Infatti, confrontando sangue, urine, capelli e sperma di 30 maschi sani, non fumatori, omogenei per età e stili di vita raccolti nelle campagne di biomonitoraggio del progetto in Terra dei fuochi ed esaminati dall’Istituto di Microelettronica e Microsistemi del CNR di Lecce (dr.ssa Valentina Longo) e Università del Salento (Prof.ssa Alessandra Ferramosca) proprio lo sperma è risultato essere il fluido biologico dove sono stati ritrovati più composti volatili come formaldeide ed altre sostanze chimiche tipiche di inquinamento indoor e con una maggiore concentrazione a parità di volume”.

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