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Autismo e come trattarlo: parlano gli specialisti della casa di cura S. Maria del Pozzo

Somma Vesuviana, 4 aprile – Nella giornata di lunedì 2 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, promossa dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In questa occasione, diverse città del mondo hanno illuminato di blu i più importanti monumenti.

Ma cos’è l’autismo e cosa lo caratterizza? A parlarci di questa patologia è la dott.ssa Cristiana Carrino, Psicologa – Psicoterapeuta, presso il CRD della Casa di Cura S. Maria del Pozzo di Somma Vesuviana, diretto dalla Prof.ssa A. Maddalena Terracciano, Neuropsichiatra Infantile.

 

“L’Autismo – ci dice la dottoressa Carrino – è un disturbo del neurosviluppo, caratterizzato da un deficit persistente della comunicazione-interazione sociale in molteplici contesti e da interessi o attività ristretti e ripetitivi. Riguarda bambini a cui manca la motivazione sociale, l’interesse a comunicare e a relazionare con l’altro; appaiono spesso assorbiti da attività che catturano in modo predominante la loro attenzione senza uno scopo sociale. Il loro linguaggio, quando riescono ad acquisirlo, è stereotipato e alterato sul versante pragmatico. Questi bambini vengono facilmente turbati dai cambiamenti dell’ambiente e preferiscono aderire alle loro routine quotidiane in modo rigido ed inflessibile. In alcuni casi osserviamo marcata iperattività, disturbo dell’attenzione e interessi sensoriali insoliti nei confronti di oggetti, suoni, rumori, sapori, etc… L’autismo può associarsi a disabilità intellettiva di varia entità oppure presentarsi in bambini con livello intellettivo normale. Quello che in ogni caso appare compromesso è il loro funzionamento sociale, anche nei casi di Autismo definito “ad alto funzionamento”, ovvero quella condizione in cui la persona affetta dal disturbo dimostra di avere spiccate abilità in qualche campo”.

 

Come si possono cogliere i sintomi dell’Autismo?

“Il genitore, di solito, è il primo ad accorgersi che qualcosa non va: il bambino quando viene chiamato non risponde, non indica per condividere un interesse, difficilmente aggancia lo sguardo dell’altro e manifesta reazioni di intolleranza rispetto ai normali cambiamenti dell’ambiente. Alcuni sintomi precoci compaiono nel primo anno di vita e sulla base di questi è già possibile intervenire con un trattamento volto a potenziare le abilità compromesse. Nel momento in cui le richieste sociali dell’ambiente aumentano le difficoltà diventano via via più evidenti: i bambini tendono ad isolarsi a scuola, non amano condividere giochi né con l’adulto, né con il coetaneo, fanno fatica ad aderire alle regole sociali nei vari contesti e manifestano reazioni emotive inappropriate”.

 

Dinnanzi alla presenza di questi comportamenti atipici, cosa bisogna fare?

“E’consigliabile rivolgersi immediatamente allo specialista neuropsichiatra dell’età evolutiva ed avere le giuste indicazioni per eventuali approfondimenti diagnostici utili all’inquadramento clinico ed alla definizione del profilo di funzionamento. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali identifica 3 livelli di gravità in base al supporto necessario per garantire un adeguato livello adattivo”.

 

Quali le tecniche da avvalorare nel trattamento di questa malattia?

“Le tecniche di intervento per l’Autismo sono di vario tipo e vanno dalla neuropsicomotricità classica al modello del DIR floortime, dalle terapie di stampo cognitivo-comportamentale (ABA) agli interventi di Comunicazione Aumentativa Alternativa. Non sono da escludere in alcuni casi supporti farmacologici e approcci alternativi quali la Musicoterapia e la Pet-Therapy. Tutti gli interventi devono comunque avere come obiettivo il miglioramento del funzionamento adattivo della persona, il raggiungimento di un’adeguata autonomia e integrazione nel tessuto sociale”.



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