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Ai piedi del Matese casertano si farà l’ospedale civile di I Livello, ma solo se resta feudo elettorale il suo territorio?

Piedimonte Matese, 28 Novembre – Nel 2011 scrissi e pubblicai un saggio con “Nuove Energie Culturali” di Padova, dove oltre a descrivere l’ecologia umana di due comunità civili (Piedimonte Matese e Letino) all’argai l’orizzonte d’analisi anche all’intero ed antico Sannio. Nella presentazione del saggio il colto e compianto, da pochi mesi, Luigi Spolaore (Agronomo e già Dirigente Scolastico dell’I.T.A.S. di Padova) scrisse, bontà sua:”L’opera del prof. Giuseppe Pace contiene una vastissima e ricca citazione di autorevoli personaggi del passato e del presente e riporta scrupolosamente dati storici certi, dimostrando una conoscenza minuziosa ed approfondita dell’ambiente sociale e naturale riferito in particolare alla valle del fiume Lete, avente per epicentro la città di Piedimonte Matese. Questa bella ed accogliente città, posta ai piedi del Matese meridionale, deriva dalla più antica e vicina cittadina di Alife, ancora circondata da meravigliose mura di Roma Repubblica di più di 2000 anni fa con teatro, criptoportico, museo ricco di reperti del Sannio e la singolare fontana dedicata alla mietitura. La descrizione dei monti del Matese, situati tra Campania e Molise, e delle affascinanti vallate dell’alto Lete, del Sava, del Torano e del Biferno viene affrontata a ”passo d’uomo” invitando il lettore a visitare le zone carsiche delle grotte del Lete, fotografando oltre al fiume dell’oblio, i laghi,  le dighe dell’alto Matese, la vegetazione boschiva, la fauna dei vari siti e significanti aspetti agro-pastorali del passato transumante.  Solo uno scrittore nativo e vissuto da giovane in tali luoghi, il quale ha sempre mantenuto stretti legami affettivi, familiari e professionali con la popolazione residente e presente in tutto il mondo (come moltissimi emigrati letinesi in Canada ed immigrati piedimontesi) si dimostra in grado di prospettare l’evoluzione attesa nel Mezzogiorno d’Italia. Nell’affrontare i problemi attuali del Federalismo, sentiti da molto tempo nel settentrione d’Italia, ma anche dalle popolazioni dell’antico Sannio ad esempio, l’autore propone la Regione amministrativa, non solo storica, del glorioso Sannio, che si oppose con tre guerre Sannitiche all’espansione di Roma, che subì la umiliante sconfitta militare delle Forche Caudine del 321 a. C.. 

La località esatta delle Forche Caudine non è nota, ma suggestiva e verosimile appare l’ipotesi di Cusano Mutri (BN), che ho visitato e notato l’alta ospitalità dei cusanesi. L’autore, scrive in questo libro, che la nuova Regione Sannio (con Campobasso-Benevento capoluogo) dovrebbe amministrare un territorio con quasi un milione di residenti Sanniti.  A me pare che il territorio del Sannio si identifica, in gran parte, con quello della civiltà ultramillenaria della Transumanza orizzontale tra l’Abruzzo e la Puglia, i cui Tratturi sono ancora evidenti. Ho visitato tutto il Matese con Altilia, la città città del Tratturo a Nord,  mangiato prodotti matesini alle Falode del lago Matese, passeggiato nel paesetto di Castello Matese, visto l’antica Alife, Sepicciano e Piedimonte con il  mercato coperto, la villa comunale, il borgo medioevale di San Marcellino, l’Annunziata, Porto Vallata, la stazione ferroviaria, piazza Roma, ecc. L’autore in questo originale compendio paragonabile ad un catasto onnicomprensivo di storia e natura, di valore notevolmente speriore al Catasto onciario di Piedimonte Matese, è possibile distinguere la parte di Regione Campania, urbanisticamente disordinata e profondamente alterata nei profili ambientali, dalla diversa e ordinata parte della Diocesi di Alife. Questo ampio territorio matesino è caratterizzato dalle volute e diffuse colture spontane e coltivate delle piante di vite ed olivo percorso dal tracciato della transmanza che mette in evidenza la vocazione agropastorale dell’area letinese e dell’intero Sannio, zone che rappresentano una eccezionale attrazione per il turismo archeologico, naturalistico ed enogastronomico. Del Matese osservai, in particolare, la bella stazione turistica di Bocca della Selva i cui spettacolari boschi di belle faggete mi erano già stati descritti dall’autore a Padova e questa stazione turistica invernale ed estiva mi sembrò più attraente, perché più immersa nel verde, della vicina stazione turistica di Campitello Matese. 

Da giovane visitando l’Abruzzo, ebbi modo di ammirare la raccolta dello zafferano, che riproposi nel 2002 partecipando al Convegno per lo Sviluppo dell’Agricoltura del Matese all’ITAS di Piedimonte M. Come riporta l’Autore in “Una nuova visione nel Matese”, lo studio, la sperimentazione e la coltura delle piante medicinali ed alimentari mi appaiono utili per i territori montani dell’intero Sannio in generale. Ebbi modo di esaminare le rilevanti ed evidenti differenze esistenti all’interno della Regione Campania sotto la guida convincente del prof. Pace all’inizio del III millennio, visitando l’antica scuola agraria di Piedimonte molto simile alle prime scuole agrarie benedettine sorte nel nostro Paese; infatti questa scuola è sorta in un convento per iniziativa e mezzi forniti da 15 comuni aventi per capoluogo Piedimonte. La Regia Scuola pratica di agricoltura sorge in un epoca successiva sotto il Ministero dell’agricoltura. Il prestigioso Istituto attuale appartiene al Ministero della pubblica istruzione il quale tende a valorizzare l’agricoltura con il turismo attraverso la collaborazione tra scuole agrarie e alberghiere, collaborazione già realizzata nelle aziende didattiche di Piedimonte e di Padova. Dell’ITAS piedimontese ricordo la sobrietà, la cortesia diffusa, i decorosi laboratori scientifici e tecnici, la cordialità dei Tecnici di laboratorio, dei proff. di Scienze naturali Alfonso Zappulo e d’ Estimo Fernando Occhibove, l’affabilità del collega dell’ITAS di Ponticelli e Agronomo G. Scappaticcio. L’opera merita un’ampia diffusione allo scopo di sollecitare analoghe ricerche in tutto il Paese al fine di favorire l’unità d’Italia (con 150 anni di sperimentazione) e dell’Europa mediante la valorizzazione delle realtà locali da inserire nei vistosi cambiamenti in atto nei vari continenti”. Tale saggio riaccendeva un’effimera speranza di allargare il Molise fino a comprendere l’intero territorio beneventano, alto casertano, ecc. al fine di raggiungere i confini dell’antica regione storica del Sannio di circa 1 milione di residenti e chiamarla Regine Sannio e non Molisannio con capoluogo Benevento-Campobasso. Ciò per prevenire la riduzione delle attuali 20 regioni con la razionalizzazione che probabilmente avverrà. In ogni caso sia il territorio del Molise che della Campania sono con tutti i caratteri del Mezzogiorno. La mia era un’otopia? Forse. Ma in ogni caso non è che separandosi dalla Campania, “ingovernabile o malegovernata”si risolvono meglio i problemi dell’antico Sannio d’oggi. Esso ha una popolazione, a maggioranza, ancora più provinciale e forse con valori tradizionali meno facili da scalfire per l’innovazione necessaria. In Campania, invece, il tessuto culturale, economico e morfologico del territorio è più ricco di segni, fossili, merci e poli di richiamo turistico, da non sottovalutare ancora troppo. Ma in Campania i feudi elettorali appaiono più forieri di astuzie elettoralistiche per danneggiare il popolo, che in Settentrione è galvanizzato dal Salvini pensiero, animale politico di basso profilo abituato a suscitare applausi e a parlare alle piazze più di un certo Benito romagnolo. Nel Settentrione è prevalente il privato sul pubblico e alla politica dei partiti si dedicano molto meno persone. Nel Mezzogiorno il consigliere comunale già si assicura un quasi lavoro con il gettone di presenza delle sedute consiliari, fatte ed aumentate ad arte dal padrino di turno. Di fronte a ciò vale ancora il monito del Sottoprefetto di Caserta ad Alife Pietro Farina di 80 anni fa:”Dalle nostre parti, i municipi una volta conquistati dall’elezione, diventano cosa propria e guai a chi cerca di avvicinarsi se non è gradito”. Pietro Farina così scriveva nelle realzioni di servizio alla Prefettura di Caserta del suo tempo. Da allora poco è cambiato, anzi!

E’ risaputo che il voto di scambio è tipico più nei feuddi elettorali del Mezzogiorno, ma anche nel Settentrione nostrano. Il voto di scambio, tipico dei feudi elettorali, avviene maggiormente in aree del nostro Paese ad economia meno avanzata, dov’è maggiore la dipendenza del povero dal ricco. Nel Mezzogiorno si osserva più spesso che ad un feudo elettorale che tramonta e che rinasce dalle ceneri, prima che un altro feudo cresca e si esprima in tutta la sua forza di uguale meccanismo illecito di voto di scambio? Il 22 aprile c. a. scrissi un articolo in difesa di chi si dava da fare perché l’Ospedale Civile “Ave Grazia Plena” di Piedimonte Matese (CE) non continuasse ad essere declassato, ingiustamente, perché in un territorio montano e decentrato come quello matesino e dell’intera valle del medio corso del Volturno da Caiazzo a Letino. Oggi, invece, ho più di qualche perplessità alla neopromozione di I Livello del civile ospedale piedimontese. La promozione pare che sia avvenuta come una sorta di “miracolo” che si manifesterà, se si manifesterà, grazie all’intercessione di alcuni Sindaci locali dal Governatore Pd della Campania, V. De Luca, che ha detto si perché probabilmente si avvicinano l’elezioni regionali. Ma non è buona né giusta cosa se il si è determinato dalle scadenze elettorali, che devono rinnovare uomini della res publica con ruoli, cariche e poteri locali diffusi in comuni, provincie, ed enti sovracomunali. Può significare che funzionano ancora i feudi elettorali con il voto di scambio e non d’opinione. Nell’altro articolo, prima citato, scrivevo del feudo cappelliano ultradecennale a Piedimonte Matese e circondario che comprende oltre 30 comuni per oltre 50 mila persone residenti.

A Piedimonte Matese e ad Alife con meno di 20 mila abitanti si concentrano molti dei voti dell’ex feudo elettorale cappelliano, interrotto dall’operazione “Assopigliatutto” della Magistratura. C’è comunque ancora oggi, il feudo elettorale il Pd che porterà i voti al Pd campano-salernitano con De Luca che si ricandida a governatore? Ha ragione la sezione piedimontese di Fratelli d’Italia a reagire sui media sulle modalità di declassare e promuovere i livelli ospedalieri in Campania. Si ricorda che l’ospedale civile di Piedimonte M. era stato declassato, mentre quello di Sessa Aurunca no. Povere zone interne campane, destinate, da troppo tempo, ad essere zona di caccia elettorale dei big napoletani o costieri di tutti partiti di questa nostra imperante partitocrazia che inonda la società civile soprattutto nel nostrano Mezzogiorno d’Italia. Quando avrà l’area interna campano-casertana, con epicentro Piedimonte Matese-Alife, un altro uomo che si faccia valere, come fu il D.C. dr. Dante Cappello? Foese mai più? Chissà se il tempo è galantuomo? Il mio coetaneo compagno di classe di scuola media superiore piedimontese, Ranieri Gaetani, nel presentare recentemente il suo ”Trittico” sulla storia locale insieme all’ex Sindaco locale ed On. C. Sarro, ha detto che Piedimonte Matese è in crisi per colpa dei politici che non ascoltarono il suo avo a mettere in loco un’azienda dello svizzero Berner che poi la mise a Salerno, né ascoltare il buon E. Schefli mecenate locale.

Qualcuno del Sodalizio accogliente gli ha fatto notare, giustamente, che Piedimonte Matese oggi ha più cultura di prima e non ci può ridurre a scrive solo”Amarcord”. Ranieri ha tirato in ballo, nell’argomentare il suo intervento pubblico, anche il suo palazzo ducale in comproprietà con le cugine- non del suo stesso pensiero in merito al da farsi- che sta decadendo giorno per giorno senza una soluzione promozionale accettabile. Il Mezzogiorno nostrano, ma non solo, è ricco di casi di palazzi antichi sia nobiliari che di grandi possidenti del passato che passano di proprietà in proprietà con notevole spese pubbliche. Tali spese non trovano ovviamente e giustamente il contribuente consensiente, che è stanco di vedere governi che non sanno tappare gli innumerevoli rivoli di spesa pubblica e continuano a tassare chi ha qualcosa, senza frenare la pubblica corruzione dei 60 miliardi annui. In altro incontro precedente del medesimo sodalizio culturale del medio Volturno, al quale diedi l’adesione nel 1984, si è parlato allarmati dell’avvenuto declassamento ospedaliero locale. Ho visto ed udito con piacere ciò che il dr. Rosario Di Lello, autore di saggi ed articoli anche storici del Matese campano, ha ricordato storicamente e con riferimenti bibliografici precisi e concisi. Egli ha detto che l’ospedale civile piedimontese, prima (cioè oltre 50 anni fa) si chiamava “infermeria” e che anche altri comuni come Ailano, Pratella e Letino avessero ospedali d’assistenza ai malati.

Forse prima, direi, c’era più rispondenza tra bisogni locali e prevenzione e cura dei malati. Oggi, invece, con la cosiddetta razionalizzazione della spesa i comuni lontani dall’ospedale civile sono penalizzati per la cura ai malati e se questi hanno un ictus e un arresto cardiaco devono aspettare un’ora che arrivi l’autoambulanza ed un’altra ora per giungere al pronto soccorso ospedaliero. Fanno in tempo a morire in due ore d’attesa, frutto della razionalizzazione della sanità campana e non solo. Negli ospedali campani da decenni si sono nominati direttori sanitari provvisori medici non specializzati e ciò per grazie ricevute dal politico di turno dei vari feudi elettorali, adesso pare che il sistema stia per cambiare in meglio. Fatta la legge trovato l’inganno? Si spera che la coscienza civica del cittadino campano, nel frattempo, sia cresciuta anche grazie alla scuola di massa. Il monito di Pietro Calamandrei, ben evidenziato nell’Aula Magna della scuola media piedimontese, vicino alla Villa Comunale, è sempre valido come fu richiamato dalla Commissario del Prefetto di Caserta al Comune di Piedimonte Matese:”Solo la scuola può compiere il miracolo di far diventare cittadino il suddito”!

L’attuale nostra scuola, nella nostra bella Italia, a me pare, che soffra di burocratismo e statalismo con mancanza di diritti elementari come la scelta dello studente adulto sia della scuola che del dirigente e del docente disciplinare, soprattutto alle università e medie superiori non obbligatorie. Questi due segmenti scolastici non devono essere necessariamente statali e gratis come già avviene in altri Paesi più avanzati del nostro, Francia compresa che non ha solo il 10% di scuole libere ma oltre il 50%. Ecco alora che quel miracolo, invocato dall’uomo di pensiero attivo e dalla commissaria menzionati, diviene sempre meno facile, soprattutto a Napoli con alta percentuale di abbandono scolastico e con una forbice nord-sud che si allarga ancora, soprattutto per la qualità dei servizi pubblici come sanità e scuola. Se cominciamo a considerare la scuola come un servizio erogato al cittadino, possiamo anche pensare come migliorarlo e non lasciarlo solo in balia dei politici politicanti, fatte poche eccezioni che la loro slezione sembra imporre. Solo così è più facile pensare di cominciare a rendere obbligatorio il diritto di scelta del servizio scuola compreso quello di eprimere preferenze per il docente da avere che sappia impartire meglio e con più trasparenza reale l’istruzione aggiornata e spendibile dei singoli saperi disciplinari. Una scuola libera non statale può più faclmente operare per rendere effettivi i diritti del cittadino studente e del genitore se questi è ancora minorenne. Una scuola statale come quella attuale nuoce alla società per l’imbonimento continuo di non pochi docenti-impiegatizzati e massificati- che nessuno ha voglia di controllare per la qualità del servizio reso ai giovani che crescono, forse con meno valori. Non si parla qua di scula di ricchi e poveri, lo Stato ci sarà sempre per dare ai capaci e meritevoli tutte le opportunità di continuare tutti i gradi del sistema d’istruzione. Qua si tratta di iniziare una bonifica di un territorio culturale giovanile inondato dall’acqua alta della burocrazia ed alimentata dai ministri di turno della partitocrazia imperante, che fu già esaminata 80 anni fa dall’alifano colto e con molti figli Pietro Farina, Sotto Prefetto di Caserta.

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Pace (Autore del saggio “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”)

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