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ABC=ACQUA BENE COMUNE?

Napoli, 10 Agosto – #AcquaBeneComune Il referendum del 2011 completamente disatteso ed ignorato e sulla legge di iniziativa popolare l’impasse è totale!

Giusto per capire e chiarire a me stesso in primis: Il fatto che la proprietà delle acque sia in Italia di proprietà pubblica (demaniale) e che le infrastrutture idriche siano principalmente di proprietà dei Comuni, non rende «pubblica» un’impresa il cui regime societario è quello di società di capitale, o società di capitale misto pubblico e privato, o società per azioni (SpA). Il diritto societario oggi in vigore in Italia, stabilisce l’eccezionalità della società pubblica azienda speciale, ammettendo solo le tre forme di società sopra menzionate.

I privatizzatori hanno preteso che una SpA, se in house , deve essere assimilata ad una gestione pubblica. Questo è possibile solo se essa rispetta i tre criteri imposti dalla Corte di giustizia europea: essere sottomessa al controllo analogo da parte dei poteri pubblici, le sue attività riguardano esclusivamente il servizio idrico integrato, il campo di azione è strettamente limitato al territorio di competenza delle autorità pubbliche corrispondenti.

Questo esclude le imprese multiutilities che hanno invaso il settore dell’acqua anche in Italia e, fra esse, le SpA quotate in borsa quali Acea, Hera, Iren, A2a, GORI, Smat. Famose per essere diventate da noi «I PADRONI» dell’acqua!

Inoltre, bisognerebbe non tenere in considerazione l’obiettivo di realizzare degli utili finanziari grazie ad un prezzo dell’acqua fissato in maniera tale che il finanziamento dei costi d’investimento e di esercizio non siano più a carico dello Stato via la fiscalità pubblica, ma a carico degli utenti/consumatori, come accade per tutti gli altri beni e servizi in passato pubblici quali la casa, i trasporti, la salute, l’educazione, l’elettricità, ecc…

In conclusione. Dov’è il carattere pubblico del bene e del servizio acqua quando oramai sono le logiche del profitto a dominare le strategie produttive e finanziarie dell’impresa sulle quali gli enti locali azionisti non hanno nessuna presa anche perché nella grande maggioranza aderiscono alle strategie degli azionisti privati?

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