76^ Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia: americano nel romanzo di Jack London, Martin Eden rinasce napoletano nel cinema del casertano Pietro Marcello

Venezia, 8 Settembre – Alla 76esima Mostra d’Arte Cinematografica, dal 28 agosto al 7 settembre 2019, organizzata dalla Biennale di Venezia per “favorire la conoscenza e la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, di spettacolo e di industria, in uno spirito di libertà e di dialogo” sono stati questi i premi assegnati: Leone d’Oro per il Miglior Film: Joker di Todd Phillips; Leone d’Argento Gran Premio della Giuria: J’Accuse di Roman Polanski; Leone d’Argento per la Migliore Regia: Roy Andersson per About Endlessness; Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile: Luca Marinelli per Martin Eden di Pietro Marcello; Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile: Ariane Ascaride per Gloria Mundi di Robert Guédiguian; Miglior Sceneggiatura: Yonfan per No.7 Cherry Lane; Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Toby Wallace per Babyteeth di Shannon Murphy; Premio Speciale della Giuria: La Mafia Non È Più Quella Di Una Volta di Franco Maresco.

E’ stato un successo anche per il film, girato a Napoli, “Martin Eden” scritto, prodotto e diretto da Pietro Marcello. Interpreti principali, Luca Marinelli (Martin Eden), Jessica Cressy (Elena Orsini), Carlo Cecchi (Russ Brissenden); Coautore, Maurizio Braucci; Coproduttori, Peppe Caschetto, Dario Zonta e altri; Montaggio Aline Hervè e Fabrizio Federico; Fotografia, Alessandro Abate e Francesco di Giacomo; Scenografia, Luca Servino e Roberto De Angelis; Costumi, Andrea Cavalletto; Musiche, Marco Messina, Sasha Ricci e Paolo Marzocchi; suono, Stefano Grosso; Effetti speciali, Luca Bellano. La proiezione, lunedì 2 settembre, è stata salutata con 9 minuti di applausi.

Il regista nato a Caserta nel 1976, ex studente in pittura dell’Accademia della Belle Arti di Napoli, autodidatta, fra i fondatori del partenopeo DAMM di Montesanto, era già transitato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sua 64ª edizione, con il documentario del 2007 “Il passaggio della linea”, prodotto da Indigo Film in collaborazione con RAI 3, sulla vita dei viaggiatori a bordo dei treni italiani, fra cui Arturo il novantenne europeista.

Dopo il pluripremiato primo lungometraggio del 2009, “La bocca del lupo”, prodotto dalla Indigo Film, Avventurosa e Fondazione San Marcellino, storia di vinti ma di un vero amore.

Nel 2019, 110 anni dopo l’uscita del romanzo di Jack London, Pietro Marcello sbalordisce il Lido di Venezia con il suo cinematografico “Martin Eden” che qui ha le sembianze di un marinaio napoletano che con la sua storia attraversa il Novecento nella libera trasposizione originata dalla lettura del capolavoro della letteratura USA avvenuta venti anni fa su suggerimento dell’amico Maurizio Braucci a Pietro Marcello.

Tra il 1906 e l’inizio del 1907 Jack London, (all’anagrafe John Griffith Chaney London, California, San Francisco 1876 – Glen Ellen 1916) scrittore, giornalista, drammaturgo all’apice del successo, salpato da San Francisco, a bordo del costoso “Snark”, produce molte pagine del suo “Martin Eden” e da allora dover scrivere al ritmo di “1000 parole al giorno per 365 giorni l’anno” per coprire le spese di realizzazione di due sogni: l’acquisto di un ranch per una vita stanziale e il possesso di uno jacht per un giro del mondo.

Il romanzo tratta la parabola della vita di un giovane marinaio di San Francisco che ad Auckland, in un crescendo di sacrifici e carriera, di illusioni e sogni realizzati, di accelerazione dell’ascensore sociale fino all’autodistruzione, il tutto alimentato dalla sete di cultura e dall’arte della scrittura. Come la vita dello stesso Jack London, a tratti, anche degli stessi sceneggiatori, Pietro Marcello e Maurizio Braucci, cioè “Quella di chi si è formato attraverso la cultura incontrata lungo la propria strada”, come affermavano in conferenza stampa da Venezia il giorno del debutto. “E per questo stesso motivo, condividendo similari esistenziali percorsi formativi – ha svelato il sociologo Antonio Castaldo – una volta convocato dall’agenzia “Klab4”, ho accettato di prendere parte al film “Martin Eden”, anche come figurante, cortocircuitando su quel set cinematografico, in sintesi londoniana, i ricordi del libro letto in gioventù; la non realizzata aspirazione di far parte della gente di mare; gli anni di vita fra Sud e Nord Italia e Germania;  la vita quella di studente lavoratore presso l’Università di Napoli; quella frammentariamente riuscita dell’attività attoriale; quella più compiutamente dispiegata nella professione giornalistica; quella del gratuito servizio per la coesione e l’identità della comunità di appartenenza; infine della via dell’autorealizzazione, della costruzione sociale e mai dell’autodistruzione”. 

In questi giorni, fra il cinema marcelliano che si esprimeva a Venezia e la realtà politica nazionale che riverberava da Roma si incontravano poetica e valori, simboli e azioni, arte e vita, in tutta la loro potente positiva esemplarità.

Come nella dedica “A chi salva le vite in mare” del premiato “Miglior attore”, Luca Marinelli con la Coppa Volpi alla citata Mostra del Cinema di Venezia. A lui le nostre congratulazioni. Gi auguri ed i complimenti al regista Pietro Marcello, all’intero cast, ai tecnici e all’intera crew, ed ai produttori i nostri complimenti ed i migliori auguri. 

Come pure nella nomina del nuovo Ministro alle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, ex bracciante, attivista sindacale, impegnata nella politica, ora nell’incarico governativo, alla quale vanno in primis, la solidarietà per i vili attacchi social subiti perché non è laureata né diplomata, e poi gli auguri di buon lavoro a lei e all’intero Governo con tutti i Ministri insieme al Presidente Giuseppe Conte.