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25 Aprile 1945 A Settantuno Anni Dalla Liberazione

Ricorre oggi, 25 Aprile, l’anniversario della liberazione d’Italia. Si commemora in questa data, la vittoriosa lotta di resistenza militare dei partigiani, durante il secondo conflitto mondiale, contro il regime fascista e l’occupazione nazista nel nostro paese.

La storia della Repubblica Italiana passa imprescindibilmente attraverso una data fondamentale: quella del 25 aprile, anche nota come “festa della Liberazione”. E’ in questo giorno, infatti, che ricorre l’anniversario della rivolta armata partigiana e popolare contro le truppe di occupazione naziste tedesche e contro i loro fiancheggiatori fascisti, avvenuta appunto il 25 aprile 1945, al termine della seconda guerra mondiale.

Convenzionalmente fu scelta questa data perché il 25 aprile 1945 fu il giorno della liberazione di Milano e Torino. Entro il 1º maggio, poi, fu liberata tutta l’Italia settentrionale: Bologna (il 21 aprile), Genova (il 26 aprile), Venezia (il 28 aprile), il resto d’Italia la mattina del 2 maggio 1945.

La Liberazione, intesa come momento di riscatto morale di una importante parte della popolazione italiana, aveva così messo fine a venti anni di dittatura fascista e simbolicamente rappresenta l’inizio di un “nuovo corso” storico che porterà, poco dopo, al referendum del 2 giugno 1946, per la scelta fra monarchia e repubblica, e alla nascita della Repubblica Italiana poi.

La ricorrenza del 25 aprile venne istituita dal governo provvisorio del 1946 per quel solo anno, “a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano”; ma divenne ufficialmente festa nazionale solo nel 1949 attraverso la legge n. 260 (“Disposizioni in materia di ricorrenze festive”).

Alla liberazione dell’Italia dalla dittatura nazifascista si poté arrivare grazie al sacrificio di tanti giovani che, pur appartenendo ad un ampio e differenziato schieramento politico (dai comunisti ai militari monarchici, passando per i gruppi cattolici, socialisti ed azionisti), erano accomunati dagli stessi ideali di libertà, di democrazia e di giustizia sociale contro gli adulatori della tirannide: i partigiani.

 “L’Italia – scrisse Winston Churchill, primo ministro inglese – deve la propria libertà ai suoi caduti partigiani perché solo combattendo si conquista la libertà“.

<<Un’elementare spinta di riscatto umano>> era, secondo Calvino, a spingere i nostri nonni nell’urgenza di quei giorni. Quei nonni, all’epoca poco più che ragazzini che, nonostante tutto, sono stati capaci di guardare oltre le macerie, che sono riusciti ad immaginare mentre agivano e ridare così un senso alle cose.

Proprio in virtù di ciò ogni cittadino ha il dovere di conoscere la storia, anche e soprattutto i giovani, quella nostra storia che ci consegna esempi da seguire, affinché il sacrificio non vada dimenticato, e perché gli errori non possano ripetersi. La storia crea la nostra identità comune, contribuisce a formare la nostra capacità di distinguere tra il bene dal male, il giusto dall’errore.

Purtroppo oggi a regnare è l’indifferenza e l’ignoranza (intesa nel senso letterale di “ignorare”, “non conoscere”) verso un avvenimento storico che quasi tutti noi italiani, ma principalmente le nuove generazioni, avvertiamo oramai come lontanissimo e di cui, per l’appunto, spesso e volentieri non sappiamo proprio nulla.

E’ triste constatare che oggi quasi nessuno dei giovani sappia nulla rispetto alla nostra storia. La scuola troppo spesso predilige le cerimonie di facciata, preoccupata solo di tenere alto il buon nome dell’istituto, piuttosto che insegnare cosa abbia effettivamente significato e che cosa dovrebbe rappresentare ancora oggi la Liberazione.

A parere modesto ed assolutamente opinabile di chi scrive, mi permetto di dire la “colpa” di tutto ciò non vada addossata solo ed esclusivamente alla scuola in quanto tale. Credo, infatti, a livello più generale, che le Istituzioni siano state le prime a “tradire”, a sottrarsi al loro compito di trasmettere a tutti i cittadini l’importanza di un avvenimento che ha profondamente segnato la storia dell’Italia. Vedere che molti tra i nostri politici arrivino ad ignorare o addirittura a rinnegare la Liberazione, la dice lunga sul perché poi si finisca col considerare tale ricorrenza come un semplice giorno di vacanza dal lavoro, da scuola, insomma un giorno svuotato di qualsiasi significato profondo.

Per concludere credo che la Liberazione sia stata fondamentalmente un momento in cui gli Italiani si sono scrollati da un lungo torpore ed hanno lottato, pur con ingenuità e non senza errori, per la libertà del Paese che noi oggi abbiamo ereditato.

L’Italia che conosciamo oggi, anche se con tutti i suoi problemi e le sue incertezze, ha le sue radici in quel preciso momento storico, in cui ci si è finalmente ribellati al fascismo ed alle sue vergogne.

Attraverso la coscienza della nostra storia, infatti, che noi Italiani possiamo diventare cittadini e non sudditi di un potere per il quale non siamo e non contiamo nulla.

Non a caso già Cicerone affermava che «Historia magistra vitae», infatti «la storia [è] maestra di vita».

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Collaboratore freelance, convinto assertore del giornalismo moderno, fatto di social, notizie in tempo reale attraverso i più svariati mezzi di comunicazione attualmente in circolazione ed in continua evoluzione. Adoro il mare, amo viaggiare e scrivere: la cultura è la risposta alla vita quotidiana.

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